11 settembre 2011 New York, allarme terrorismo

Tribute in Light

“Minaccia credibile di attentati per il decennale dell’11 settembre”. È questo l’allarme lanciato dall’intelligence americana. A dieci anni dall’attentato dell’11 settembre il terrorismo fa ancora paura. Ancora di più se sono i servizi segreti a dare una simile notizia. Il servizio di intelligence statunitense ha rilevato una minaccia terroristica definendola “specifica e credibile”, anche se “non confermata”. Un rischio attentato che sarebbe collegato proprio con il decimo anniversario degli attacchi che sconvolsero l’America e il resto del mondo cambiandolo per sempre. La minaccia vedrebbe nel mirino le città di New York e Washington. “Vi sono motivi per credere che la minaccia sia vera”, ha detto ai microfoni della Cnn il deputato Peter King, aggiungendo di essere stato informato del possibile attacco insieme ad altri membri del Congresso ma assicurando anche sul fatto che l’intelligence sta prendendo tutte le misure necessarie per farvi fronte. Il presidente Obama ha intanto richiesto di raddoppiare ed intensificare gli sforzi anti-terrorismo.

 

Negli attentati dell’11 settembre, il World Trade Center era il simbolo del capitalismo americano e mondiale. Colpire le due torri e distruggerle, significava distruggere il sistema economico che aveva condotto gli Stati Uniti a essere la prima potenza mondiale. Questa la trama ufficiale, attorno alla quale ruotano altre decine di teorie complottiste. Dieci anni dopo l’America e il mondo fanno i conti con le conseguenze economiche, finanziarie e sociali di quella tremenda pagina della storia recente. “Non è stato l’11 settembre a cambiare l’economia americana – spiega Anita Dancs docente di Economia alla Western New England University – E’ il nostro modo di reagire all’11 settembre che ha cambiato l’economia”. Ovvero l’idea secondo la quale l’atto terroristico abbia influito in profondità nel sistema capitalista. Ma ciò su cui bisogna riflettere è su quanto quell’atto lo abbia cambiato. Nel conteggio dei costi dell’11 settembre va messo tutto: danni umani e materiali, crollo della Borsa, aumenti del prezzo della benzina, costi dei rinnovati sistemi di sicurezza negli aeroporti, uffici pubblici, strade, nuove tariffe assicurative e di spedizione, e soprattutto le micidiali spese militari in Iraq e Afghanistan che ancora oggi non hanno riscosso alcun successo, riducendo solo le popolazioni allo stremo e sul lastrico i paesi coinvolti. Un vero e proprio tritacarne di vite e denaro. L’11 settembre è costato agli Stati Uniti oltre 4mila miliardi di dollari. Una cifra enorme, che ha ulteriormente aggravato il già spaventoso debito e minato per sempre gli standard di vita degli americani. I costi della guerra sono stati finanziati contando in buona parte sul debito hanno scritto i due economisti Linda Bilmes e il Premio Nobel Joseph Stiglitz, autori di “The Three Trillion Dollar War”. Come legare infatti all’11 settembre la bolla immobiliare, seguita dalla crisi dei mutui, seguita dalla crisi finanziaria che ha nutrito la più grave recessione economica mondiale dai tempi del crollo di Wall Street del 1929? Si legano tra loro attraverso il filo diretto della pessima abitudine al debito. I 4 mila miliardi chiamati in causa da Stiglitz e dalla Bilmes, impiegati in Afghanistan e in Iraq sono soldi sottratti al mercato del lavoro, agli investimenti, alla sanità, all’educazione, ai servizi. “Non puoi spendere miliardi in una guerra fallimentare all’estero, e non sentire il dolore a casa”, hanno scritto Stiglitz e Bilnes.