Accordo debito Usa: un modello per l’Italia

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Taglia finalmente la striscia di traguardo, dopo una corsa affannosa, l’accordo sull’aumento del tetto del debito pubblico Usa. Lo passa al Congresso, un primo via libera arrivato nella notte alla Camera, con 269 voti a favore e 161 contrari. Per l’occasione è tornata in aula anche Gabrielle Giffords, la deputata democratica ferita gravemente nel gennaio scorso in una sparatoria in Arizona. Nelle prossime ore toccherà al Senato, poi con la firma del presidente, l’accordo sarà legge. Si è evitato così il default dello stato previsto per il 2 agosto se il tetto del debito non fosse stato alzato.

Una diplomazia stakanovista, a lavoro lungo i corridoi di Capital Hill, un’intera giornata a raccogliere i voti necessari. L’accordo, se sarà approvato, scongiura appunto il rischio di default ma non quello di un downgrade (abbassamento della valutazione) del debito pubblico americano da parte della agenzie di rating. Nello specifico, l’ammontare della misura, un aumento del tetto del debito da 2.100-2.400 miliardi di dollari e tagli per almeno 2.100 miliardi di dollari in 10 anni, è decisamente inferiore ai 4.000 miliardi di dollari identificati da Standard & Poor’s per il mantenimento del rating AAA, il migliore. L’impatto della misura sull’economia, già fragile, preoccupa. «L’accordo è positivo per l’economia, evita altri danni» afferma il segretario al Tesoro, Timothy Geithner. Intanto Il presidente della Fed, Ben Bernanke, convoca una riunione del board per discutere di «politiche fiscali e di bilancio».

L’accordo prevede un aumento del tetto del debito di 2.110-2.400 miliardi di dollari, tagli alle spese immediati per 1.000 miliardi di dollari, fino ad arrivare a 2.100 miliardi complessivi in 10 anni. Una commissione bipartisan sarà creata per determinare ulteriori tagli per 1.500 miliardi di dollari e dovrà presentare le proprie proposte entro il Giorno del Ringraziamento, a novembre. Il Congresso dovrà approvare i tagli proposti entro il 23 dicembre, altrimenti scatteranno tagli automatici a sanità e difesa.