Appalti pubblici 2011: voci critiche e scarsa concorrenza?

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Cento miliardi di appalti. È la miniera d’oro del mercato dei contratti pubblici, un bacino dalle enormi potenzialità che oggi vale oltre 100 miliardi di euro annui, pari all’8%del Pil e che dà lavoro a 1,5 milioni di persone. Ma che presenta ancora numerose criticità dalla scarsa concorrenza all’ “eccessiva litigiosità”. A fare il punto della situazione è il presidente dell’Authority per la vigilanza sui contratti pubblici, Giuseppe Brienza, in occasione della Relazione annuale 2010. A vecchi problemi, quindi, se ne aggiungono di nuovi e pesano come macigni, dalla sproporzionata durata dell’esecuzione dei contratti al frequente e immotivato ricorso a varianti che provocano un sensibile aumento dei costi. Un settore con un ampio margine di crescita così come dimostrato dai numeri anche dietro la spinta di trasparenza dello scorso anno, con l’introduzione della legge sulla tracciabilità dei flussi finanziari. Nel 2010 si è registrato un rialzo del 9,6% rispetto allo scorso anno.

E le criticità? Diversi sono i nodi messi in fila l’uno dopo l’altro da Brienza. Anzitutto il ricorso eccessivo alla procedura negoziata, che mette all’angolo il meccanismo delle gare, basti pensare che il 30% dei contratti viene affidato senza. La trattativa tra privati si ritrova così a gestire 28,56 miliardi di euro. E spesso a fare affari evitando accuratamente e senza grosse difficoltà le gare, sono sempre gli stessi, circa 5.400 imprese secondo i calcoli dell’Autorità, ovvero il 10% del totale. Per quanto riguarda la partecipazione pubblica, il 68% ha disatteso le regole sugli appalti, sottraendo alla concorrenza 1,2 miliardi di euro annui.

I tentativi di aggirare le regole non hanno confini definiti, si va dalla ricostruzione in Abruzzo, con l’adozione di procedure in deroga protratta in seguito alla fase emergenziale, alle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, passando per il settore della cooperazione sociale. A tal proposito nella relazione, si legge che “le stazioni appaltanti utilizzano spesso in maniera distorta le legge sugli affidamenti alle cooperative sociali per quanto riguarda l’inserimento lavorativo delle persone disabili”.

Le cifre citate in testa suggeriscono ricchezza, ma scorrendo la relazione l’immagine che ne viene fuori è quella di un paese distorto, accartocciato su se stesso e sempre in bilico tra il legale e l’illegale incapace di sfruttare l’oro che possiede a vantaggio di tutti. Sempre le stesse storpiature per favorire i pochi, le cricche del momento, che non portano ad alcuno sviluppo vitale e sostanziale di cui il paese necessita.