Attentato Norvegia: le ragioni politiche Breivik

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Inutile cercare di capire il perchè certe cose accadono. Inutile perchè ci si ritroverebbe soltanto a provare rabbia, una rabbia immensa ed incontenibile e un dispiacere profondo per tutte quelle vittime innocenti e le loro famiglie che le piangono.

Ciò che possiamo fare, è solo cercare di mettere insieme più tasselli possibili, elementi che possono aiutare, in parte, a comprendere i meccanismi che portano i vari Anders Behring Breivik a compiere gesti folli quanto questo accaduto in Norvegia nei giorni scorsi. Elementi che, almeno in una società civilizzata, dovrebbero portare a fare autoanalisi e cercare di raddrizzare il tiro rispetto alle politiche fallimentari che portano ad esasperare animi spesso già malati e ai conseguenti gesti omicidi di questa portata. Riflessioni che dovrebbero portare a limitare, se non eliminare del tutto, la possibilità che attentati di questo tipo capitino ancora in futuro. Anders Behring Breivik ha 32 anni ed è -come si definisce lui stesso- un estremista cristiano. Ha ammazzato 93 persone, solo su presupposti di pregiudizio, ma non appare pentito, anzi. Breivik è convinto dell’utilità di ciò che ha fatto ed è orgoglioso di gridarlo al mondo ribadendo più volte il fatto che lui aveva il compito di “cambiare la società”. Lui, un uomo disturbato, inebetito da dogmi mal interpretati e filtrati dalla sua mente evidentemente malata. Breivik aveva aveva registrato il suo folle memoriale in un video in cui descriveva per filo e per segno il suo folle piano per “cambiare la società”. Video che conteneva anche un inquietante quanto stupido manifesto per la “rivoluzione conservatrice”. Il folle desidererebbe avere un processo a porte aperte, che possa dargli l’opportunità di spiegare le sue -inutili- ragioni al mondo intero. Ovviamente, si spera che questa sua richiesta non venga accontentata. Sarebbe un gioco mediatico che porterebbe l’assassino a compiere fino in fondo il suo piano malato: diventare un punto di riferimento per tanti folli come lui. Dal canto suo, il premier norvegese Jens Stoltenberg dichiara: “La nostra risposta alla enormità del male sarà più democrazia, più umanità”. Intanto, oltre i 93 morti accertati a seguito dell’attacco terroristico, altri 10 versano ancora in condizioni critiche…