Banche: la finanza europea passerà in mani cinesi?

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E’ arrivato il momento dell’arrivo cinese nella finanza europea?  Sembrerebbe proprio di sì. Fatta loro una larga fetta del debito pubblico statunitense, gli investitori della Cina puntano ora le banche europee. Molte delle quali si sono ridotte a capitalizzare una frazione i colossi del credito d’Oriente come i Ccb, Icbc, Cic controllati dalla mano pubblica.
Al riguardo ha detto Wang Hongzhang, presidente di China construction bank, il 2° prestatore del Paese: “Le banche europee hanno prezzi da saldo e noi stiamo cercando la giusta offerta”. Il banchiere ha detto anche che Ccb avrebbe dodici miliardi di euro da investire, indicando come paesi favoriti Francia, Germania, Gran Bretagna.
Sono gli stessi Paesi dove, per la crisi finanziaria in atto da 5 anni, i governi hanno dovuto creare impalcature miliardarie a supporto di alcuni grandi istituti locali. Per esempio, Commerzbank è dello Stato al 25 per cento, e vale in Borsa solo 9 miliardi di euro. Royal Bank of Scotland ha la mano pubblica sull’82 per cento delle quote, e una capitalizzazione sui 20 miliardi di euro.
Insomma “bocconcini” del genere sarebbero tecnicamente ideali, anche se andrebbero affrontate le conseguenti ricadute “strategiche”. Il Belpaese bancario non è stata menzionato da Wang. Ma non è detto che prima o poi, avendo miliardi a grappoli e di multipli di quotazione molto superiori a quelli nostrani, i banchieri cinesi non diano uno sguardo anche al nostro Paese.
Per esempio, il Monte dei Paschi di Siena, ad oggi deve ricostruire tutta la sua struttura di capitale (e restituire 3,4 miliardi di euro al Tesoro entro pochi anni). Ma non vi è istituto tricolore che, presto, non avrà bisogno di importanti capitali freschi per fare un lifting e inserirsi nel nuovo contesto della competizione globale. E a quel punto sarà difficile chiederli allo Stato, o alle  classiche e ormai spompate fondazioni ex bancarie.