Banche: respinta la richiesta di riforma di Draghi

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In seguito all’assemblea di Banca d’Italia, il congresso post ispezione, è stato approvato l’insieme di provvedimenti in maniera unanime dal cda dell’azienda, che ha poi respinto in maniera a dir poco eclatante l’aumento della quantità di deroghe. Non ci sono state reazioni da parte degli azionisti alla richiesta emessa di aumentare il capitale dell’azienda fino ad un valore massimo di 1,2 miliardi di euro, e non hanno esternato malumori e lamentele, per le modifiche applicate allo Statuto, per quanto riguarda la divisione del 5% dell’utile lordo nei confronti di tutti i dipendenti dell’azienda.

Hanno invece fatto opposto resistenza sul provvedimento del cda che ha deciso di aumentare le deroghe per ogni socio dell’azienda. Votazione che è avvenuta utilizzando uno dei metodi più semplici di sempre ovvero per alzata di mano, scelta che forse ha complicato il tentativo di alcuni di disobbedire alle indicazioni precise emesse dall’ Associazione
Amici della Bpm. Ad ogni modo, i risultati hanno fatto emergere una decisione netta, voti che hanno espresso in maniera chiara e decisa le intenzioni dell’azienda, risultati che hanno evitato di richiedere la maggioranza qualificata di 2/3 relativa alla modifica statutaria.

Il segretario della Fabi nazionale ha inoltre dichiarato: “Non è un voto contro Bankitalia”. Anche se in realtà è qualcosa che tende molto ad esserlo, in una nota emessa in maniera congiunta stra Mario Artali e Carlo dell’Arlinga, rispettivamente vice presidente della Bpm e consigliere, emerge: “La bocciatura rappresenta un ulteriore prodotto delle difficoltà entro cui si dibatte l’attuale “governance” della banca del resto, che il governo della Bpm vada riformato non è solo l’opinione di Banca d’Italia”.