Bologna 2 agosto 1980: oggi giorno della commemorazione

strage

Bologna ricorda la strage avvenuta 31 anni fa, ma a ricordare con lei ed i familiari delle vittime, non c’è nessun ministro. La commemorazione per cui nel 1980 persero la vita 85 persone e oltre 200 restarono ferite, non riesce a trovare pace. Contestazioni, fischi, proteste, sospetti e accuse. La pacificazioni è ancora lontana.

Una polemica che poi, per il resto dell’anno svanisce o quasi. La più forte quella verso l’assenza del governo, la prima fino allo scorso anno. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione delle vittime ha parlato di “ritorsione e fuga” e da sinistra le critiche sono state compatte “Ricorderemo ma con il nostro sdegno per l’indifferenza del governo. E con la convinzione che il segreto di Stato sia uno dei peggiori cancri della nostra Repubblica”, ha dichiarato Nichi Vendola. “Ma io mi sono stancato di prendere fischi”, ha rincarato Filippo Berselli, bolognese, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ex sottosegretario e da tempo numero uno del Pdl in Emilia-Romagna. “Queste celebrazioni non sono più un momento di raccoglimento e di omaggio alle vittime, ma si sono trasformate in una strumentalizzazione politica e in un’occasione di attacco al governo”.

Al di là dei fischi, che forse fanno più rumore e clamore, i motivi di tensione riguardano soprattutto il segreto di Stato, i risarcimenti a parte delle vittime e la ricerca dei mandanti. Questo perché il processo ha individuato soltanto gli esecutori materiali, gli ex NAR Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, mentre da destra c’è sempre chi ha sostenuto che le motivazioni della condanna sono labili e che quella bomba venne messa da altre mani.

I magistrati hanno un’indagine aperta contro ignoti e condotta dal pm Enrico Cieri, con al centro la pista palestinese e diverse spiegazioni, alternative a quelle ratificate dalle sentenze irrevocabili che hanno portato alla condanna degli accusati. Protagonista della nuova inchiesta, il terrorista internazionale Carlos Kran, del gruppo tedesco Revolutionaere Zellen, che pernottò a Bologna all’Hotel Centrale nelle notte tra l’1 e il 2 agosto 1980, ma con il suo vero nome. Un’analisi a cui mancano diversi tasselli. Non si può quindi escludere che in futuro possa essere aperto un nuovo fascicolo in grado di suggerire un contesto diverso dalle conclusioni detratte in passato dalla commissione Mitrokhin. Fischi e indifferenza permettendo.