Borsa Milano indici: anche questa settimana di guerra?

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Asia e Europa alle prese con le contrattazioni dopo il weekend di riflessione seguito alla decisione di Standard and Poors di tagliare il rating del debito sovrano degli Usa. Umori differenti, mentre le Borse asiatiche hanno registrato tutte chiusure negative, nel vecchio continente sembra andare un po’ meglio, prevale la fiducia a vantaggio dei listini. Ad influire sulle performance del vecchio continente c’è probabilmente la decisione della Bce di sostenere le economie dei Paesi membri più a rischio acquistando i loro titoli di Stato, una decisione che riguarda in particolare Italia e Spagna. Non è un caso, infatti, che i listini di Milano e Madrid siano stati i primi a crescere in un scenario europeo altalenante. Non superano la soglia del negativo Londra, Francoforte e Amsterdam.

Gli indici di Piazza Affari, a mezz’ora dall’avvio delle contrattazioni, parlavano di un Ftse Mib salito del 4,8% a 16.799 punti, con buone performance soprattutto per i bancari. Sospese per eccesso di rialzo Bpm (+9,6% il teorico) e Banco Popolare (+11% il teorico), mentre Unicredit guadagna il 7,15% e Intesa Sanpaolo il 7,93%. In luce Fiat (+5,34%), bene Eni (+3%). L’indice poi è arretrato di un paio di punti, restando tuttavia stabile sopra il 2%. Dalle contrattazioni in ambito europeo emerge anche un forte calo degli spread fra Btp italiani e Bund tedeschi. Per quanto riguarda i mercati asiatici, la riapertura delle piazze ha invece confermato i timori di una possibile sfiducia degli operatori dopo la perdita della tripla A nel rating Usa. Le Borse dell’area hanno registrato un forte calo. A Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso la sua seduta a -2,18%. L’indice composite di Shanghai, principale Piazza finanziaria cinese, ha visto un calo del 3,79%, pari a 99,6 punti, a 2.526,82 punti. Hong Kong si è fermata sul -3,82%; Seul ha ceduto il -3,82%, ma durante la seduta era stato costretto ad interrompere le contrattazioni mentre perdeva il 7%. In India la Borsa di Mumbai ha aperto in calo di oltre il 3%.