Borse: la Cina cresce meno dle previsto e i mercati orientali ne risentono

CINA

Vediamo quello che è accaduto nei principali mercati asiatici. Tokyo inverte la rotta nella 2ª parte della seduta e passa in negativo fino alla chiusura a -0,44 per cento. Per gli analisti è un segnale della delusione dei dati giunti sull’interscambio dello scorso mese della Cina.
L’indice Nikkei scende a 8.857,73 punti, dopo che Pechino ha reso noto che l’import è aumentato su base annua del 6,3 per cento (meno del doppio di quello atteso che era il +12,7 per cento), a fronte di un export a +11,3 per cento (in questo caso meglio del +9,9 per cento previsto), proiettando alcune ombre sulla sostenibilità e sulla tenuta della crescita cinese.
La Borsa della capitale del Sol Levante, intanto, ha lanciato un’Opa amichevole sul listino di Osaka: dall’operazione, dal valore di circa 885 milioni di euro, potrebbe nascere la 3ª piazza finanziaria a livello mondiali.
Insomma per ora non ci sono stati effetti legati al fatto che lEurogruppo ha dato il suo ok al meccanismo anti-spread in aiuto dei Paesi virtuosi costretti a indebitarsi a tassi insostenibili. Sconfitti i “falchi” del Nord, prevale l’asse mediterraneo. Approvata anche una tranche da 30 miliardi di euro di aiuti per la Spagna che avrà anche un anno in più per rientrare sotto il 3 per cento del deficit.
E veniamo alle principali materie prime. Il prezzo del petrolio cala sui mercati asiatici dopo l’intervento del governo di Oslo che ha posto fine allo sciopero dei dipendenti dell’industria petrolifera, che stava per bloccare le forniture del Paese scandinavo. Il petrolio quindi ha aperto in calo dello 0,4 per cento a 85,69 dollari Usa al barile, al mercato di New York. Oro in calo sui mercati asiatici: a Singapore il metallo prezioso viene scambiato a 1.568,63 dollari Usa l’oncia, contro i 1.581,3 dollari Usa di ieri.