Borse: mercati asiatici in tilt per la morte del dittatore nordcoreano

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La notizia della morte, avvenuta sabato 17 dicembre, di Kim Jong-il, il dittatore nordcoreano, ha influito negativamente su tutti i principali listini asiatici che hanno chiuso in negativo. Il down delle borse riflette la paura che ora in Estremo Oriente si possa dare il via a una nuova fase di instabilità e quindi di tensioni politiche per esempio con la vicina Corea del Sud
Così l’indice dei titoli guida della Borsa di Seul, il Kospi, in Corea del Sud, ha perso il 3,43 per cento, toccando i minimi da cinque settimanea questa parte. L’Hang Seng di Hong Kong è in calo dell’1,32; il Nikkei di Tokyo ha perso l’1,26 per cento;  il Sensex del Bombay Stock Exchange viaggia in flessione dell’1,43 per cento; il Composite di Shanghai ha perso lo 0,24 per cento.
E’ suo figlio Kim Jong-un l’erede designato del leader scomparso che risulta una figura se possibile ancora più misteriosa del padre. I paesi limitrofi, Giappone e Corea del Sud in particolare, temono che la sua salita al potere si traduca nel venir meno della pace armata con il Sud. Questo timore è accresciuto dal fatto che l’economia del Nord vive una condizione disastrosa, ma a parte questo e che il Paese da anni porta avanti un programma missilistico e nucleare poco altro si sa delle dinamiche all’interno dell’establishment militare di Pyongyang.
A soffrire sono anche le materie prime, già sotto pressione per la crisi del debito nel Vecchio Continente, sono in discesa con il rame in calo dell’1 per cento a 7.270 dollari per tonnellata e il petrolio Brent a 102,60 dollari al barile (-0,7 per cento).