Borse: i titoli di stato asiatici diventano beni rifugio per gli investitori

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Diamo ora un’occhiata a quello che accade nei mercati asiatici e negli Stati Uniti. Ad alimentare le tensioni, come se ce ne fosse bisogno, tra gli investitori ha contribuito anche il Fondo monetario internazionale che ha lanciato un allarme  alla Cina sui rischi al ribasso per la crescita economica, chiedendo ai politici di sostenere i consumi interni. La crescita prevista entro fine anno infatti non sarà dell’8,5 per cento come preventivato ma dell’8 per cento.
Sui mercati asiatici proseguono le vendite vista anche la fiacca trimestrale di Apple (utili in crescita, ma inferiori alle stime degli esperti) che ha spinto giù tutti i titoli tecnologici. Tokyo ha così chiuso la seduta in calo dell’1,44 per cento.
Scendono i rendimenti dei titoli di stato dell’area (quelli della Corea del Sud e di Singapore hanno toccato i minimi storici), che sono oggetto di acquisti da parte di investitori alla ricerca di sicurezza per i propri risparmi. I rendimenti dei bond a 2 anni nipponici sono ai minimi dal 2005.
A Wall Street, il Dow Jones ha perso lo 0,82 per cento, lo S&P 500 è sceso dello 0,90 per cento il Nasdaq è calato dello 0,94 per cento.
Il prezzo del petrolio è in calo sui mercati asiatici a causa delle continue preoccupazioni sulla crisi del debito dell’Eurozona. Il greggio statunitense perde 32 cent a 88,18 dollari Usa al barile mentre il Brent arretra di 38 cent a 103,04 dollari Usa. Oro in ascesa sui mercati asiatici. Il  prezioso metallo giallo con consegna immediata viene scambiato a 1.585,40 dollari Usa l’oncia (+0,3 per cento).