Cgil sciopero generale 6 settembre, le 20 crisi simbolo

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Dopo settimane di incontri, la manovra c’è, è fatta. Ma è davvero stato fatto tutto? A vedere i 187 tavoli di crisi ancora aperti al ministero dello Sviluppo economico, i 225mila lavoratori il cui futuro occupazionale è in bilico da oltre due anni e i 500mila dipendenti in cassa integrazione, di cui 380mila in cassa straordinaria e in deroga, non si direbbe proprio. Sono gli stessi numeri che la Cgilricorda nel rilanciare le ragioni dello sciopero generale del 6 settembre.

“La manovra – dichiara Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil – è depressiva e recessiva, priva di misure utili alla risoluzione delle tante piccole grandi crisi industriali ancora aperte nel nostro paese, alle quali è legato il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori”. In gravi difficoltà, sottolinea la Cgil sono i macro settori produttivi, come testimoniano le numerose vertenze legate alla chimica, all’itc (tecnologia delle informazioni e comunicazioni), ma anche al settore farmaceutico, navalmeccanico, degli elettrodomestici, della ceramica, del mobile imbottito e dei trasporti. Tra le 20 vertenze simbolo ricordate oggi dalla Cgil, troviamo: la Agile-Eutelia  che coinvolge 1.900 lavoratori. I sindacati rivendicano urgentemente la presentazione dei bandi relativi alla vendita dell’azienda. Risulta ancora mancante l’atto di indirizzo del ministero, mentre c’è una manifestazione di interesse da parte del manager italoamericano Mark De Simone.
Alenia, il cui futuro del gruppo, a crisi non formalizzata la situazione, preoccupa soprattutto per l’impatto che avrebbe nel Mezzogiorno (Campania e Puglia su tutte) dove Alenia aeronautica impiega quasi 12mila lavoratori, 5mila dei quali concentrati in Campaniaa, mentre l’indotto ne occupa circa il doppio. Basell, punto focale della crisi della chimica in Umbria, la multinazionale Lyondell Basell ha aperto da oltre un anno una crisi che mette a rischio il lavoro di 150 operai in cassa integrazione e ormai prossimi al licenziamento. Centinaia poi i posti che gravitano nell’indotto. Si susseguono le proteste e i blocchi negli stabilimenti ternani per scongiurare la dismissione degli impianti.
Eaton, la fabbrica di Massa occupata dal 6 ottobre 2010, da quando cioè la multinazionale Eaton ha deciso di chiudere uno stabilimento che impiegava oltre 300 operai nella produzione di componentistica per l’industria dell’auto. Al momento nessuna soluzione in vista. Gruppo Fiat  di Termini Imerese che chiuderà le produzioni il 31 dicembre. Nessuno dei piani industriali al vaglio dell’advisor pubblico Invitalia può garantire occupazione ai 2.300 Lavoratori del sito siciliano e il loro futuro oscuro. Intanto, dopo la chiusura della fabbrica Cnh di Imola, avvenuta il primo giugno scorso, il Lingotto ha annunciato la cessione dello stabilimento Irisbus di Flumeri, in provincia di Avellino, al gruppo imprenditoriale molisano Di Risio. Circa 700 dipendenti (più l’indotto) sono contrari alla cessione. Lo stabilimento Irisbus dipende da Fiat Industrial ed ha prodotto finora autobus per trasporto pubblico.
Fincantieri, dove è stato ritirato il piano industriale che prevedeva 2.551 esuberi più la chiusura dei cantieri di Sestri Ponente e Castellammare di Stabia, e il ridimensionamento drastico per Riva Trigoso, ma il confronto sul futuro del gruppo è fermo. Attualmente sono in cassa integrazione circa 2mila lavoratori pari al 25% del totale. Gruppo Antonio Merloni, i cui commissari straordinari dell’azienda avrebbero restituito la caparra di 2 milioni all’azienda iraniana Mmd, che avrebbe dovuto rilevare gli stabilimenti. I lavoratori coinvolti sono 2.350, più qualche centinaio di piccole e piccolissime imprese dell’indotto. Sarebbero in corso contatti con altri imprenditori, ma non ci sono certezze nell’immediato.
Omsa, dove sono in corso le verifiche sul riutilizzo dello stabilimento Omsa di Faenza e per la salvaguardia dell’occupazione. La scelta della capogruppo di spostare la produzione in Serbia lascia in bilico le 346 operaie del sito di Faenza e le circa 400 della Golden Lady di Gissi, in Abruzzo.
Porto Gioia Tauro, dopo tre giorni di sciopero che hanno bloccato l’attività nello scalo, è passato il referendum sull’intesa siglata da sindacati e il terminalista Mct sulla cassa integrazione nel porto di Gioia Tauro. L’ipotesi di accordo prevede il ritiro dei 467 esuberi (su 1.067 dipendenti) annunciati da Mct in cambio di una cassa di 12 mesi a rotazione per 971 unità. Thyssenkrupp, la multinazionale dell’acciaio ha confermato l’intenzione di procedere allo scorporo dell’area inox, ma non sono ancora chiari tempi e modalità. La decisione avrebbe effetti diretti sullo stabilimento di Terni e sulle prospettive occupazionali dei suoi circa 3.000 lavoratori. Queste sono solo alcune delle vertenze presentate dalla Cgil, sono alcune delle storie di migliaia di lavoratori e lavoratrici. Ed è solo una parte della storia, dietro tante altre migliaia micro storie di vita quotidiana, fatta di piccole rinunce ed enormi sacrifici che hanno l’odore del sudore e il sapore della fatica, dove la dignità viene continuamente calpestata e bandita.