Come uscire dalla crisi con il “Britannia 2″

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Se il piano C  è la Cina, c’è chi come Giulio Tremonti pensa anche ad un piano B come Britannia 2 la riscossa. Perché Britannia 2? Perché qualche anno fa, esattamente nel 1992, venne varato un Britannia 1 quando l’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi si incontrò su di un panfilo appartenente alla corona inglese, il Britannia appunto, con un gruppo di investitori inglesi per illustrare le privatizzazioni di enti come Iri, Eni, Isa e Imi. Oggi il capitano Tremonti propone un remake e di tentare una nuova impresa.

Secondo il ministro non possono esserci dubbi sul fatto che l’Italia non possa uscire dalla situazione che si è venuta a creare di alto debito e bassa crescita, senza l’aiuto di un massiccio carico di investimenti. Ma come si fa se lo Stato non ha liquidi da investire e se con molta probabilità ne avrà sempre meno? È qui che entra in scena il genio tremontiano, fare buon viso a cattivo gioco e andare alla ricerca di capitali nelle varie terre promesse. Ed ecco allora che cominciano ad avere un senso incontri come quelli con la Cina o il seminario di preparazione alla dismissioni del patrimonio pubblico annunciato dal Tesoro e aperto ad ogni tipo di investitore, nazionale e internazionale.

È il Sole 24 ore a definirlo Britannia 2, ma oggi sarebbe giusta un’operazione del genere? E l’Italia dispone di una vasta quantità di aziende da collocare nel mercato? Pare proprio di no, l’unica cosa che resta, e sulla quale pare Tremonti sia intenzionato a puntare, è proprio l’immenso patrimonio immobiliare assieme alle utilities locali. La privatizzazione di questi patrimoni, in particolare delle municipalizzate, sarebbe, secondo il Sole 24 ore, il vero oggetto di discussione dell’incontro avvenuto lunedì scorso tra Tremonti e Bossi, da sempre contrario a questa opzione. Secondo il piano Tremonti gli incassi delle dismissioni dovrebbero andare ad abbassare il livello del colossale debito pubblico che si trova ora al 120% e portarlo a quota 100%. Ma per un buon piano serve la crescita, occorrono investimenti. Da questo punto di vista ottimi esempi di paesi che hanno puntato ad investimenti per la crescita sono Cina, India, Russia, Brasile, Turchia e Sudafrica. Senza un piano per la crescita ogni altro tentativo è destinato a fallire.