Conto corrente scoperto, costi fino a 50 euro per i consumatori

Le banche aumentano il prezzo della Civ e per un giorno di scoperto sul conto corrente per i consumatori la mora può arrivare fino a 50 euro.

In un momento di instabilità economica come questo i consumatori italiani cercano in tutti i modi di correre ai ripari: c’è chi risparmia molto e per tenere al sicuro i propri soldi decide di aprire un conto deposito vantaggioso, c’è chi invece preferisce investire su un conto corrente.

Secondo le ultime stime, sembra che anche scegliere il miglior conto corrente sia vantaggioso, ma fino a un certo punto: uno studio della Università Bocconi di Milano ha fatto sapere infatti che tutte le banche stanno aumentando i costi di scopertura del conto corrente e che per 24 ore si potrebbero pagare anche 50 euro.

Dal primo febbraio, per esempio, Cariparma aumenterà la tassa sulla Commissione di Istruttoria veloce (Civ) e la porterà da 35 a 45 euro e insieme a lei anche altri istituti di credito che se non applicano gli aumenti, hanno comunque delle soglie di tolleranza molto basse.

Spiega Cariparma: ”Abbiamo adeguato il costo di gestione degli sconfini alla media del mercato a seguito degli aumenti dei costi operativi e gestionali interni ma non abbiamo toccato mutui e prestiti”.

Ad un primo calcolo sembrerebbe che se un correntista sconfina per 24 ore dall’importo minimo di 500 euro, il tasso di interesse sulla mora è del 10%: 50 euro per un giorno di ritardata copertura insomma; le imprese arriverebbero a pagare anche 85 euro per la stessa soglia.

La Civ è stata introdotta nel 2012 e ha sostituito la tassa sulla commissione di massimo scoperto: nel dettaglio è dovuta qualora si esca dal fido o, nel caso in cui non si abbia, quando si va in rosso. Si paga superati i 500 euro ma se l’importo scoperto è minore e supera i 7 giorni deve essere pagata ugualmente.

Ovviamente è un peso che grava soprattutto per le famiglie che nel giro di un giorno potrebbero ritrovarsi più di 50 euro di mora, per non parlare delle aziende che in quel caso ne paghererebbo anche 85 in un giorno solo.

La ricerca condotta dall’Università Bocconi è stata commissionata dal Corriere della Sera ed è stata condotta su 7 banche e ha analizzato lo sconfino dei correntisti in due casi: il primo se si superano i 501 euro si sconfino e i mille euro, il secondo se lo si supera per 1 o per 10 giorni.

Se si sommano la Civ e gli interessi passivi sulle scoperture (che tra tan e taeg vanno dal 15,6% al 22,2%) il risultato che si ottiene è il seguente: rimanere scoperti per un giorno di 501 euro può significare pagare dai 33,10 euro del Monte dei Paschi di Siena ai 50,23 euro di Unicredit.

Un interesse insomma, del 10% su 24 ore e il paradosso sta nel fatto che se si sfora di 10 giorni la spesa è di poco superiore: 35,51 euro in media fino al picco di 52,55 euro.

Se invece si rimane scoperti di 1000 euro si spendono in media 33,34 euro per 24 ore e 37,76 euro per una decina di giorni.

Rispetto alle singole banche, Unicredit finora è quella più cara dove uno sconfino può arrivare anche a 50,46 euro per 1 giorno e a 55 euro per 10: se si calcola la differenza, non è tanto più conveniente rimanere scoperti per 1 giorno quanto che per più tempo.

Solo Intesa San Paolo ha scelto di non applicare la Civ ma il tasso di interesse nominale rimane comunque alto al 22,19%.

A proposito l’Abi replica: “La Civ non è una remunerazione per la banca, ma un recupero dei costi. Dev’essere poi giustificata con un documento interno, a disposizione della Banca d’Italia, che enumeri tutti i maggiori costi sostenuti”.

Inoltre, come commenta il prorettore della Bocconi Stefano Caselli ”non va pagata se si sconfina meno di 500 euro, o per meno di sette giorni: è un vantaggio dato alle famiglie, le banche offrono un servizio non remunerato. Le banche, è vero, sono schiacciate da costi di funzionamento elevati e anche dai vincoli più forti imposti da Basilea 3, che impongono maggiore patrimonio a fronte del denaro prestato. Ma i clienti si trovano costretti a sostenere costi pesanti, anche in presenza di piccoli sconfinamenti”.

Come risolvere la situazione allora? Sicuramente il modo migliore per investire è chiedere un prestito: “I risparmiatori devono capire che i conti correnti non sono lo strumento giusto per finanziarsi»: meglio chiedere (sempre che vengano concessi) un prestito, o comunque un fido (da non sforare) – continua Caselli – Ma serve anche uno sforzo significativo da parte delle banche, nei confronti delle fasce di clientela più deboli. E un ripensamento sui vincoli di patrimonio per gli istituti di credito a più forte vocazione retail”.