Crisi economica: crolllano gli ordinativi dell’industria italiana

MARIO MONTI

Gli ordinativi dell’industria italiana  nel mese di aprile e scendono dell’1,9 per cento rispetto al mese prima, risentendo dell’andamento sull’estero, e calano del 12,3 per cento su base annua, con una diminuzione più pronunciata per quel che riguarda il mercato interno.
Si registra anche il calo del fatturato: -0,5 per cento ad aprile rispetto al mese prima, ancora a causa dell’estero, e -4,1 per cento su base annua.
La domanda interna è calata del 7,0 per cento, mentre quella estera è cresciuta del 2,6 per cento. Nella media degli ultimi 3 mesi, l’indice totale scende dello 0,2 per cento rispetto ai 3 mesi prima.
L’indice degli ordinativi segna variazioni negative in tutti i settori. Le più rilevanti, riguardano la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (un -13,3 per cento), la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (un -15,0 per cento), la fabbricazione di mezzi di trasporto (un -16,5 per cento).
Ci sono poi diminuzioni congiunturali per settori come quelli energetici (un -9,0 per cento), intermedi (un -1,9 per cento) e di consumo (un -1,7 per cento). L’unico aumento si registra per i beni strumentali (un +7,5 per cento). L’indice del fatturato diminuisce del 7,0 per cento: il contributo più ampio a tale diminuzione viene dalla componente interna dei beni intermedi.
Ad aprile nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno, l’indice del fatturato segna variazioni positive nei settori della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+3,2 per cento), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+22,7 per cento, dovuto al forte incremento registrato nell’industria cantieristica), e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+0,5 per cento).
Le contrazioni più forti vengono dalla fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (un -10,2 per cento), dall’estrazione di minerali da cave e miniere (un -12,3 per cento), dalla metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (un -11,5 per cento).