Crisi economica: dopo la Cina anche l’India va in frenata

flagge-indien

Nei primi mesi del 2012 il Pil indiano è cresciuto del 5,3 per cento, quindi una frenata rispetto al 2011 quando il Prodotto interno lordo crebbe del 7,8 per cento e ben al di sotto delle attese degli esperti. Insomma anche il subcontinente indiano frena come sta avvenendo anche per il gigante cinese.
Il governo indiano ha reso noto il dato relativo all’anno fiscale 2011-12: +6,5 per cento. Un dato chiaramente inferiore a quelli che negli anni passati hanno caratterizzato il boom del subcontinenete, quando la nazione cresceva del 9 per cento all’anno.
Il governo ha anche reso noto un dato ancora più preoccupante: il -0,3 per cento registrato tra gennaio e marzo del settore manifatturiero che invece, con la creazione di nuovi posti di lavoro non troppo qualificati, dovrebbe contribuire a strappare alla povertà strati crescenti della popolazione.
I dati confermano che l’intersecarsi di una serie di fattori come  una serie di ritardi nell’approvazione di progetti, la crisi mondiale, paralisi politica e diverse discutibili scelte da parte del governo e problemi energetici stanno trascinando nuovamente l’India verso le secche di un tasso di crescita economica appena superiore a quello demografico.
L’attuale governo, che è formato dalla United Progressive Alliance d è  guidato dal Congress Party di Sonia Gandhi, è da molto tempo in una profonda crisi a causa di forti scandali di corruzione. I passi indietro sul fronte delle riforme hanno fatto sorgere fortissimi dubbi sulle doti di leadership del primo ministro Manmohan Singh, alla testa di una coalizione che non riesce a trovare accordi su quasi nulla.