Crisi economica Germania, Spagna: Pil 2011 congelato

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Non si arresta la crisi dei mercati e dalle borse europee continuano ad arrivare dati allarmanti. Crescita quasi nulla per il Prodotto interno lordo della Germania che, nel secondo trimestre, ha mostrato un incremento congiunturale dello 0,1%, sotto le attese degli analisti che si attendevano un incremento dello 0,4%. Su base annua, la crescita del Pil normalizzata per i giorni lavorativi è stata del 2,7%. Il dinamismo dell’economia tedesca si è raffreddato in maniera significativa rispetto alla robusta partenza di inizio anno. In ribasso anche la crescita nel primo trimestre che passa dall’1,5% all’1,3%. In particolare, la deludente dinamica del secondo trimestre è dovuta, secondo gli analisti, all’andamento debole delle esportazioni che rappresentano la vera spina dorsale dell’economia tedesca. “I dati sul Pil tedesco sono certamente una delusione”, ha detto a Bloomberg il capo economista per l’eurozona di Citigroup, Juergen Michels. “Tutti i dati puntano verso una stagnazione in Eurolandia nel secondo trimestre”. Crescita debole anche per il Pil della Spagna. La crescita del primo trimestre rimane confermata allo 0,3% su base congiunturale e allo 0,8% su base tendenziale. Nel secondo trimestre del 2011 la crescita della Spagna ha rallentato. Il Pil, secondo quanto risulta all’agenzia Bloomberg, è salito su base congiunturale dello 0,2%, contro lo 0,3% del trimestre precedente. In termini tendenziali, ovvero rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l’aumento è stato dello 0,7%

Crescita quasi piatta per l’Olanda, nel giorno in cui anche la Germania, prima economia europea, segna un incremento del pil praticamente nullo. Piazza Affari ampia il calo con il Ftse Mib sotto del 2,48% 15.494 punti e frenano ulteriormente le principali borse europee in attesa di conoscere il dato sul Pil trimestrale dell’area dell’euro. Si fa già sentire l’effetto della manovra sull’energia che pesa sui titoli (Robin Hood Tax). Nonostante la manovra correttiva dei conti pubblici, restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito, principalmente a causa della debole crescita che si sta verificando un po’ ovunque nell’eurozona.