Crisi economica: il debito pubblico vola alla quota record di 2.000 miliardi

MARIO MONTI

Il 28  aprile di quest’anno, il debito pubblico del nostro Paese supererà la soglia dei 2.000  miliardi di euro (!). Se la sua corsa continuerà al folle ritmo di gennaio, 14.000 euro in più al secondo è questa la previsione dei numeri: lo scorso 31 dicembre infatti l’Italia doveva ai suoi creditori 1.897 miliardi di euro, 55 miliardi di euro in più dell’anno precedente. A fine gennaio  –  anche a causa dei 9 miliardi di euro pagati per finanziare il Fondo Salva-Stati  –  la Banca d’Italia alzato l’asticella a 1.935 miliardi di euro, ovvero il nuovo triste record assoluto.
Dice uno dei curatori dell’indice che incrocia i dati di via Nazionale con le serie statistiche degli ultimi 14 anni:  “Il problema a questo punto non è il “se”, ma il “quando2 succederà. Se si va avanti alla velocità di inizio anno, 50,4 milioni di  euro di nuovi debiti all’ora, quindi il fatidico D-Day è fissato per il pomeriggio del 28 aprile”.
Ma in ogni caso l’appuntamento sarebbe solo rimandato di poco: “Nella peggiore  à dicono gli esperti – delle ipotesi a novembre”. Più probabilmente  –  visto l’andamento di Pil di spread e in assenza di forti provvedimenti del governo Monti  –  molto prima, in un qualsiasi momento tra giugno e settembre.
La colpa non è dell’attuale esecutivo tecnico (che ieri ha ratificato il Protocollo europeo per la riduzione del debito). Le riforme approvate negli ultimi quattro mesi (pensioni. liberalizzazioni, semplificazioni, lavoro) sono armi efficaci, ma a scoppio ritardato. I cui effetti si vedranno nel tempo. Lo stesso vale per il calo dello spread da 575 a 320.
Vale la pena ricordare che nel 1968 il debito pubblico italiano viaggiava a quota 10 miliardi di euro  –  tanto per capire meno di quanto vale oggi una azienda come Luxottica a Piazza Affari  –  mentre il rapporto con il Pil era a quota 44 per cento. Nel 1980 eravamo saliti a 114 miliardi di euro e al 55 per cento. 15 anni dopo, nel ’95  eravamo già scesi nella serie B del Vecchio Continente con i primi 1.000 miliardi di euro di esposizione e un rapporto debito/Pil al 121,8 per cento. Le cose sono un po’ migliorate tra il ’95 e il 2007, all’epoca del miracoloso aggancio dell’euro in zona Cesarini. Ma, grazie (si fa per dire) al governo del centro-destra berlusconiano, è ripartito lo scivolone senza freni verso la  quota 2.000 miliardi di euro.
Ieri sera ogni italiano, neonati e centenari compresi, aveva sul groppone 32.270 euro di debito, ovvero 120 euro in più di fine dicembre.