Crisi economica: la Grecia chiede più tempo, ora dipenderà dalla Trojka

GRECIA

Il premier conservatore greco Samaras, chiede “soltanto un po’ più di respiro per far girare l’economia e aumentare gli introiti statali. Più tempo non significa automaticamente più soldi”. Intanto ieri ha annunciato un aumento dei tagli a 13,5 miliardi di euro rispetto agli 11,5  miliardi di euro concordati,
Ma l’appello del governo greco si è già scontrato contro il muro eretto da Jan Kees de Jager, ministro delle Finanze olandese, contrario a una proroga: “Non credo che che sia una buona idea ritardare le riforme e i tagli di bilancio”.
La richiesta arriva nel giorno dell’incontro con Jean-Claude Juncker, il premier lussemburghese nonché presidente dell’Eurogruppo, e a ridosso di altri importanti rendez-vous, come i colloqui con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese François Hollande.
Samaras ha spiegato che: «Stiamo facendo progressi, stiamo riducendo il numero complessivo dei dipendenti pubblici, presto avremo un servizio pubblico ridimensionato, in miglior salute e decisamente più efficiente».
Per il premier ellenico una luscita della Grecia dall’euro, sarebbe catastrofica: «Ci sarebbero almeno cinque anni di recessione e la disoccupazione salirebbe al 40 per cento. Un incubo per la Grecia: crollo economico, dramma sociale e una crisi senza precedenti della democrazia».
Tutto dipenderà anche dal rapporto della Trojka, (UE, Bce, Fondo monetario). La prossima missione della Trojka è attesa nella capitale greca il 5 o il 6 settembre, e dal suo rapporto dipenderà molto. Ha ammonito l’esponente del partito di Angela Merkel: «Se il rapporto sarà negativo verranno meno le premesse per il versamento di altre rate e la Germania non si assocerà ai pagamenti».
Ma intanto anche il liberale Philipp Roesler, vicecancelliere e ministro dell’Economia, si mostra disposto a concedere più tempo alla Grecia: «Non si può far fallire tutto solo per pochi giorni, perché la posta in gioco è troppo alta, abbiamo un grande interesse a mantenere la moneta unica, tenendovi dentro anche la Grecia».