Crisi economica: la tempesta sembra muoversi verso l’Italia

MARIO MONTI

La tempesta si abbatte di nuovo su euro e spread con i conti pubblici nostrani sotto sorveglianza continua. E’ la recessione il fattore critico. il Belpaese ha previsto una caduta del Pil dell’1,2 per cento, ma la Commissione è già a meno1,4 e l’Fmi a meno 1,9 per cento.
Le conseguenze sulla contrazione del gettito si sono già viste nei primi 4 mesi del 2012: mancano 3,4 miliardi di euro rispetto alle stime del Def. Se la perdita di gettito continuerà al ritmo di meno di un miliardo di euro al mese e per la crisi molte aziende fossero insolventi all’Iva, a fine 2012 potrebbero mancare all’appello 6-8 miliardi di euro.
In vista una nuova manovra? Sembra più facile utilizzare i 4,2 miliardi della spending review di Giarda e Bondi per contenere il deficit e non per scongiurare l’aumento dell’Iva di 2 punti fissato ad ottobre. Sempre che con il recupero dell’evasione fiscale non si superino i 12 miliardi di euro.
Ma l’effetto Spagna e il rischio contagio mettono un’ipoteca sulla spesa per interessi. Il cosiddetto “tesoretto”, vale a dire la riserva prudenziale messa in campo nel dicembre 2011 con il “Salva Italia”, in vista di uno spread a quota 500, non c’è più. Il governo infatti dopo aver elevato, nei momenti più acuti della crisi, la spesa dagli 85,8 miliardi di euro di Tremonti a 94,2 miliardi di euro, nel Def dello scorso mese aprile ha ridotto la spesa per pagare Bot e Btp: con spread che galleggiavano sotto quota 300 (il 16 marzo il differenziale con il Bund era a 281) la stima di spesa è stata ridotta a 84,2 miliardi di euro.
Non si poteva fare altrimenti ma ora con lo spread a 475 le cose si fanno di nuovo molto complicate. Secondo i calcoli di Antonio Forte del Cer se il Btp a 10 anni rimanesse all’attuale 6,2 per cento e il Bot arrivasse fino al 2,8 per cento (oggi è al 2,1-2,3 per cento) gli 84 miliardi di euro sarebbero sufficienti.
Ma se i tassi aumentassero oltre le soglie raggiunte nelle aste dello scorso mese, l’attuale equilibrio verrebbe meno. Manca dunque un “cuscinetto” di precauzione che rende ancora meno manovrabili i conti pubblici e rischia di lasciarci lottare quasi indifesi contro la speculazione che sembra averci di nuovo preso di mira.