Crisi economica: nel mirino dei mercati c’è la Spagna

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L’allarme dell’ec0nomia della Spagna continua a tenere in apprensione i mercati finanziari del Vecchio Continente. La paura di un aggravarsi della crisi iberica ha spinto quindi il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund tedeschi oltre quota 400 accelerando la fuga di capitali dai Paesi periferici della Unione Europa.
Le riforme di Mariano Rajoy come due finanziarie per un totale di 42 miliardi di euro e i licenziamenti facili e i 1.000 miliardi di euro girati dalla Banca Centrale Europea alle banche non sono bastati.
E il mezzo flop dell’asta di titoli di stato iberici di mercoledì è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Si pensa che la Spagna sarà costretta a seguire la strada di Grecia e Portogallo, chiedendo un intervento e del Fondo Monetario e della Ue entro la fine del 2012.
La disoccupazione è al 23 per cento, il rapporto deficit/pil a fine dello scorso anno era all’8,5 per cento (obiettivo 5,3 per cento per il 2012), il pil quest’anno è destinato a scendere dell’1,7 per cento. L’annuncio del deterioramento della situazione patrimoniale spagnola, con il rapporto debito/pil che passerà dal 68,5 per cento di fine 2012 fino al 79,5 per cento di fine 2012
Mariano Rajoy ha annunciato il taglio del 17 per cento delle spese dei ministeri, nuove tasse su imprese e capital gain e uno scudo fiscale. Ma la resistenza delle diciassette regioni autonome che gestiscono il 57 per cento della spesa pubblica ai tagli mette a rischio gli obiettivi di bilancio pubblico. E ieri i rendimenti sui Bonos decennali,infatti, sono saliti al 5,8 per cento.