Crisi economica, ripartiamo dalle donne

GOVERNO:CARFAGNA, IO PORTAVOCE? C'E' DEL VERO

“L’occupazione femminile attiva un circolo virtuoso che genera, oltre a maggiore reddito, anche occupazione e imprenditoria aggiuntiva e l’affermazione di una gestione più orientata ad una visione di lungo periodo. Una maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro e nelle posizioni apicali è quindi un obiettivo strategico per ogni policy maker, assicura effetti positivi per il sistema economico in termini di efficienza e, in ultima analisi, di maggiore crescita”. È quanto ha dichiarato, nel corso del convegno “Le donne italiane incontranola Cina” presso il ministero delle Pari Opportunità, il vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, una donna.

Tarantola ha messo in evidenza come numerosi studi mostrino che la valorizzazione del contributo delle donne nei sistemi economici abbia effetti positivi sulla crescita e sulla produttività, sottolineando come nonostante alcuni progressi, l’anomalia italiana presenti ancora ampi margini di miglioramento. Il posizionamento nel global gender gap ci vede al 74° posto, mentrela Cinasi posiziona al 61°. Il tasso di occupazione femminile in Italia, pari a luglio 2011 al 46,3% è ancora di circa 22 punti percentuali in meno al corrispondente maschile e molto distante dall’obiettivo prefissato nel trattato di Lisbona. La presenza nelle posizioni di alto prestigio. Seppure in crescita, resta a livelli bassissimo. La situazione è migliore dal punto di vista del settore pubblico rispetto al provato. Ai vertici la crescita stenta ad ingranare, è lenta. All’interno dei Cda delle società quotate siamo passati dal 4,5% nel 2004 al 7,1 nel 2011. Con questo passo di crescita, secondo il vice d.g. di Bankitalia, ci vorrebbero oltre 20 anni per raggiungere il 30 per cento. L’introduzione delle “quote di genere” nei cda delle compagnie quotate ha l’obiettivo di accelerare questo faticoso processo. Ma quali sono le cause di questa situazione? Sicuramente in primo luogo c’è il problema della conciliazione: “il confronto internazionale sottolinea come questo rappresenti uno degli ostacoli principali a reali cambiamenti del ruolo della donna nel sistema produttivo. La rilevanza della conciliazione spazio-temporale -secondola Tarantola-emerge in tutta la sua evidenza in Italia. Una maggiore disponibilità di strutture e strumenti per la cura di bambini e anziani è fondamentale”. Altre azioni dovrebbero essere orientate alla flessibilità degli orari e del telelavoro che, dove attivati, hanno mostrato tutta la loro efficacia. “La partecipazione femminile è anche influenzata dal sistema di imposizione fiscale – sempre secondo Tarantola – può disincentivare l’occupazione delle donne sposate, in quanto il loro eventuale salario, accrescendo il reddito familiare, può comportare il venir meno per il marito delle detrazioni per carichi familiari e degli assegni per il nucleo familiare”. Per arginare questa situazione, gli altri paesi hanno adottato schemi di tassazione dove viene riconosciuto alla donna, o entrambi i coniugi occupati, un credito d’imposta per carichi familiari che diventa poi un trasferimento monetario diretto.

“Vi e’ un ulteriore fronte su cui il Paese è ancora arretrato, quello culturale. Gli aspetti culturali incidono sulla persistenza degli stereotipi, particolarmente radicati nei confronti delle donne in carriera, alimentati dai modelli proposti dai media”. Bisogna lavorare sugli stereotipi, secondo Tarantola e incidere su di essi. Il Ministero delle pari opportunità, ha chiuso l’incontro mostrando in che modo ha avviato una serie di iniziative per rimuovere gli ostacoli che ancora oggi in Italia nei confronti delle donne. Iniziative apprezzabili, ma per conseguire risultati nel lungo periodo e duraturi tutti gli attori dei mercati, istituzioni e parti sociali, dai datori di lavoro, agli educatori, ai cittadini devono contribuire alla valorizzazione delle risorse e dei talenti femminili.