Crisi: imprenditori ed economisti al Forum Ambrosetti

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Aria pesante quella che si respira al Forum Ambrosetti , gli sguardi cupi e i volti neri degli imprenditori non lasciano ben sperare. Un primo sondaggio condotto nella mattinata di ieri mostra in netta maggioranza quelli che preannunciano il peggiore degli scenari:  doppia recessione ed il cosiddetto e pericolosissimo double dip. Gli stessi temono addirittura la mancata tenuta dell’euro nei prossimi tre anni, presagendo forti difficoltà per la moneta unica.

 

Per tutta la durata della sessione prevalgono disfattismo e pessimismo che non si placano nemmeno tra una pausa pranzo o caffè e l’altra, ma piatto forte della giornata sono le singole relazione sulla crisi mondiale degli economisti Nouriel Roubini e Hans-Werner Sinn e dell’esponente del Fondo monetario internazionale, Zhu Min. I primi due, uno americano e l’altro tedesco, concordano sulla possibilità che lo scivolone recessivo abbia un andamento a doppia v. Il vice direttore generale del Fmi, cinese, già ai vertici della Bank of China, vede invece all’orizzonte una lenta e graduale uscita dal tunnel. Mentre manager ed imprenditori italiani sono alquanto terrorizzati dall’assenza di crescita nel nostro paese. Secondo i più, l’Italia sta pagando sui mercati il deficit di credibilità politica. Un problema che andrebbe risolto affidandosi a un governo tecnico di alto profilo. L’Italia, come del resto l’Europa, ha bisogno di crescita. Nessuno insomma appare soddisfatto delle nuove linee adottate dal governo, perché stringere la cinghia non basta se non ci sono reali misure per la crescita. Questo esecutivo si è mostrato debole agli occhi esteri e non solo. «C’è la grande necessità da parte dell’Italia di avere un comportamento responsabile», avverte il presidente dell’Università Bocconi, già commissario europeo, e da più parti indicato come l’uomo giusto per guidare un governo tecnico. Un comportamento «che non alimenti sospetti nell’opinione pubblica e nei partner europei circa la serietà del nostro Paese». Anche per questo «la confusione» sulla manovra va evitata perché può contribuire a «rinfocolare la diffidenza europea e le preoccupazioni della Bce».