Crisi Italia, Berlusconi studia i prelievi dai redditi

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Il governo sta lavorando alle misure per fronteggiare la crisi e si profila l’ipotesi di un prelievo, compreso fra il 5 e il 10%, sui redditi dei privati superiori ai 90mila euro annui. Si tratta del cosiddetto “contributo di solidarietà” ipotizzato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Non è chiaro se si tratti di una misura “una tantum” o se il “contributo” possa essere esteso a più anni.

A confermare la possibilità di una eurotassa, quale il contributo di solidarietà, è stato lo stesso ministro nel corso del suo intervento in Parlamento, che si inserisce nel quadro dei tagli, come quello degli stipendi dei dirigenti pubblici e al contributo di solidarietà sulle pensioni. Misure già varate con la manovra di luglio e che prevedono, appunto, una riduzione del 5% sopra i 90mila euro di reddito e del 10% sopra i 150mila. Ma forse saranno in pochi a chiedersi quanto guadagna realmente un dipendente pubblico. E il numero e gli stipendi dei parlamentari? E i costi della politica? E quelli dei manager che poi portano il lavoro all’estero chiudendo le aziende italiane? Non sforzatevi di trovare le risposte, ancora non ci sono.

L’addizionale Irpef dovrebbe, invece, scattare anche per gli autonomi sull’aliquota del 41% che si applica ai redditi superiori ai 55mila euro. Si parla molto anche della patrimoniale che prevede il contributo dei redditi dei privati superiori ai 90 mila euro. Una iniziativa, sottoposta dal premier all’attenzione del presidente della Repubblica Napolitano ieri sera, che cerca anche di venire incontro al Carroccio dopo la bocciatura delle camicie verdi di una iniziativa analoga che partiva dai 60 mila euro dichiarati. Mentre resta il nodo pensioni, con un forte pressing del premier sul Senatur. Anche se tutti, da Tremonti a Gasparri, hanno parlato di un incontro fruttuoso e positivo con la Lega Nord, che stona con l’ultima elegante frase del ministro Bossi riguardo il colloquio “abbiamo parlato di rotture di coglioni”. Insomma c’è ancora da lavorare, nessuno ha annunciato l’intesa e il Consiglio dei ministri è ancora in stand by. Certo la prospettiva delle lacrime e del sangue del decreto anticrisi non piace a nessuno a cominciare da Berlusconi, politicamente e dermatologicamente allergico alla dicitura “più tasse” . Gianfranco Fini si è detto “allibito” per la vaghezza dell’intervento di Tremonti. Bossi, ad un certo punto ha anche buttato là misteriosi complotti orditi contro il governo. Insomma la sensazione è quella che si stia cercando di combattere la crisi come fosse un virus, alla ricerca in laboratorio, lontano quindi dalla realtà, dell’antidoto perfetto. Senza riflettere che quella che affligge l’Italia non è solo la crisi economica globale. Ad andare in tilt è l’intero sistema Italia, del si fa ma non si dice, delle regole non rispettate, dei politici con affitti e case pagate a loro insaputa, delle ragazze occupate a palazzo Grazioli e succursali e dei giovani inoccupati seminati ovunque, del lavoro nero e dei diritti mancati, di quelle mani pulite che si sono lavate l’una con l’altra, dei poteri occulti e dei bavagli. E l’Europa non intende più stare a guardare questo misero cabaret del paese del sole.