Crisi Usa, tasse per i ricchi nella riforma Obama

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Barack Obama non vuole infrangere il sogno americano e non è sua intenzione punire il successo. “Chiedere ai ricchi e alle grandi aziende di pagare di più non è lotta di classe, è matematica” con queste parole il presidente degli Stati Uniti giustifica la sua idea di tassare i grandi redditi.

Tasse e debiti sono i leitmotiv che si susseguono su e giù per tutto l’Occidente e che oltre a tavoli e riunioni, rimbalzano da una cornetta all’altra, come è avvenuto per la telefonata tra Obama e la cancelliera tedesca Angela Merkel. I due hanno discusso a lungo riguardo la crisi del debito dell’eurozona e le condizioni dei mercati, concordando sulla necessità di azioni combinate nei prossimi mesi per affrontare le attuali sfide e assicurare la ripresa economica mondiale. I due leader hanno affrontato anche la situazione in Medioriente e Obama ha ringraziatola Merkel per il suo impegno nel processo di pace e gli sforzi fatti per facilitare il ritorno a colloqui diretti. Anche se la sfida più grande in questo momento per il presidente americano non sono i fronti di guerra mediorientali ma piuttosto quelli all’interno del congresso dove si gioca la partita più importante, quella a difesa del programma che lo eletto. “Tutti devono pagare il giusto per contribuire al paese che ha reso il loro successo possibile”. Barack Obama spiega all’America il nuovo piano fiscale, con il quale intende recuperare 4.400 miliardi di dollari. Punta di diamante della manovra è la Buffett Rule, la tassa sui ricchi. Coloro che guadagnano più di un milione di dollari verranno tassati di più. Il nome a questa svolta epocale nel cosmo del fisco, prende spunto da Warren Buffett, facoltoso statunitense che all’incirca un mese fa, dalle pagine del New York Times, chiese di poter contribuire al risanamento del deficit pagando più imposte. “La segretaria di un miliardario non può pagare più tasse del suo capo. E’ sbagliato che un insegnante o un’infermiera che guadagnano 50.000 dollari l’anno debbano pagare più tasse di chi ne guadagna 50 milioni di dollari” ha spiegato Obama. Non è una punizione, si tratta di dare ciascuno il proprio contributo al paese. Alta politica ma difficile da applicare e Obama ne è consapevole mentre parla alla sua America, e lo fa citando George Washington che affrontò il problema qualche secolo fa. “Dobbiamo agire per ridurre il deficit, è necessario tagliare quello con non possiamo permetterci per pagare quello che ci serve realmente”. La ricetta Obama prevede scelte ed ingredienti forti: tagli alla spesa, aumento delle tasse, introduzione della Buffett Rule e, rullo di tamburi, il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan che da solo contribuirà a un risparmio di 1100 miliardi di dollari. Tutto questo se l’America lo permetterà.