Da Beethoven a Clara Schumann: il mercato degli spartiti da collezione

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Quando, il 17 maggio 2002, presso la casa d’aste di Sotheby’s a Londra, lo spartito originale della nona sinfonia di Beethoven fu venduto per 1.3 milioni di sterline (equivalenti a circa 2 milioni di euro), i commercianti si chiesero: quanto mai varranno gli spartiti di compositori meno famosi di Beethoven, ma comunque presenti nei libri di storia dell’arte?

La domanda era lecita, visto che ci si trovava negli anni in cui “esplodeva” il settore della compravendita di oggetti usati su Internet, strumento che permetteva facilmente di cercare, o di mettere in vendita, oggetti che altrimenti non troveremmo “nella bottega sottocasa”.

Michael Chiesa, giornalista americano, ha pubblicato giusto oggi una inchiesta (che potete leggere cliccando qui) sul mercato dei manoscritti musicali. Trovando alcuni interessanti riscontri: a New York, ad esempio, sono presenti tre gallerie d’arte che svolgono aste di questo genere, utilizzando tutti compositori del XIX secolo, e avendo prezzi medi di partenza di 10.000 / 15.000 dollari.

I prezzi di mercato di uno spartito di Chopin originale sono di 100.000 dollari, mentre alcune università private, e altri istituti di ricerca, hanno sborsato fino a 5.000 dollari per mettere nelle proprie librerie i quaderni di appunti e gli spartiti di musicisti italiani ed europei, e neanche troppo famosi. Molti acquirenti, invece, non sono collezionisti, ma commercianti: il valore di uno spartito originale d’autore dell’800, aumenta del +3% / +5% ogni 10 anni. Non a caso, si fa riferimento ad uno spartito per pianoforte di Bach che fu acquistato agli inizi del ‘900 da un agente immobiliare di Londra, dato in dote poi ai suoi predecessori che negli anni ’80 lo vendettero per 28.000 sterline.

Da due anni a questa parte, aste del genere sono un vero toccasana per combattere la crisi economica. Poco tempo fa l’Area Research di Banca MPS ha rilevato un aumento delle vendite fino al +43,1% per gli oggetti d’arte classica alle aste. Aumento dovuto alla necessità di abbattere i costi per via della crisi, mossa, questa, che attira i collezionisti come le api sul miele. Potrebbe essere un ottimo “termometro” per l’andamento generale del mercato dei beni di lusso.

Non solo aste, ma anche iniziative culturali e sociali vengono svolte in occasione della vendita di oggetti d’arte e spartiti musicali: in occasione del 193° anniversario della nascita di Clara Schumann (compositrice e pianista tedesca), ad esempio, in Germania e negli Stati Uniti si stanno svolgendo alcune iniziative in sua memoria, per proporre mostre d’arte e aste di vario genere. Degna di nota in tal proposito è l’iniziativa del dipartimento musicale “San Antonio” dell’Università del Nevada, in America, che, sotto la direzione della professoressa Stephanie Sant’Ambrogio, ha inciso un disco registrato dal vivo durante la composizione di alcune opere di Clara Schumann e di suo marito Robert. I ricavi dalle vendite dell’opera saranno utilizzati per finanziare alcune ricerche dell’università.

Dalla Schumann a Beethoven, almeno da questo punto di vista, la musica non cambia: gli spartiti musicali da collezione hanno un loro mercato e finanziano anche Fondazioni, Associazioni e Istituti d’arte. Per la cronaca, il musicista italiano più “prezioso” sul mercato delle aste degli spartiti è Gioiacchino Rossini, il cui record di vendita di uno spartito è di 115.00 euro.