Da quando aumenta Iva 21 per cento? Da domani!

iva-21-258

Scatta da sabato l’aumento dell’Iva previsto nella nuova manovra finanziaria 2011 appena approvata. L’aumento di un punto percentuale dell’Iva, passata dal 20 al 21%, su beni e servizi scatterà già da sabato e i nostri acquisti subiranno delle differenze. L’entrata in vigore del decreto è infatti prevista per domani. Gli aumenti avranno forti ripercussioni sulle famiglie e devono portare nelle casse dello Stato tra i 4 e i 5 miliardi all’anno con un impatto sui prezzi dello 0,8%.

Nessun rincaro invece per prodotti come pane, latte, pomodori e giornali, tutti con Iva al 4%. Le aliquote ridotte si applicano esclusivamente a beni e prestazioni di servizi di prima necessità. Inoltre l’aliquota non scatterà per le operazioni pagate prima dell’entrata in vigore del decreto, si applicherà il 20% alla data del pagamento e la maggiorazione riguarderà solo le fatture che devono ancora essere saldate. Per quanto riguarda le prestazioni e i servizi erogati per lo Stato da enti e istituti come Regione, Provincia, Comuni, Asl e università, se la fattura è stata già emessa e registrata dal fornitore in data precedente a quella di entrata in vigore del decreto, si mantiene l’aliquota del 20%. Lunghissimo invece l’elenco dei prodotti di largo e piccolo consumo che verranno rincarati: televisori e altri elettrodomestici, macchine fotografiche e videocamere, computer, auto, imbarcazioni, strumenti musicali, giocattoli, articoli sportivi e abbigliamento, parchi e stabilimenti balneari, piscine e palestre, cartoleria, turismo, box auto, mezzi di trasporto, pedaggi e parcheggi, telefonia, tabacchi, detersivi e altri prodotti per la pulizia e l’igiene personale, profumeria e cosmetici, gioielli, estetica, servizi legali e contabili, arredamento, carburanti, caffè e altre bevande compresi alcolici, vini e spumanti.

Nel caso di società che fanno acquisti e godono del diritto alla detrazione dell’Iva nulla cambia, all’infuori di una maggiore esposizione finanziaria rispetto al passato, pari all’1% sulle fatture ricevute per far fronte agli acquisti. Quelli sui quali i rincari incideranno maggiormente sono i consumatori finali, quindi tutte le persone fisiche non titolari di partita Iva.