Debito pubblico Italia: come si sono comportati i Governi

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Il 2011 verrà sicuramente ricordato come anno del nuovo record per lo stock del debito pubblico italiano che lo scorso aprile ha toccato quota 1890,6 miliardi di euro, come rilevato da Banca d’Italia. A crescere è soprattutto il debito degli enti locali che ha sfiorato un altro record assoluto di 114,040 miliardi in maggio scorso. Il debito locale ha segnato fina dall’inizio dell’anno una crescita pari al 2,7% con un trend superiore al 2,5% del debito globale delle amministrazioni pubbliche. Una crescita di quasi 3 miliardi.

Ma cosa è esattamente il debito pubblico e come si forma? Il debito pubblico si configura come obbligazioni emesse dal Tesoro. E’ come la matassa di un gomitolo che è cresciuta nel tempo perché le spese dello Stato sono state maggiori delle sue entrate, ed è qui che abbiamo il famoso deficit pubblico. La differenza, quando non è finanziata con l’emissione di moneta, viene coperta con le obbligazioni. Ma andando a scavare ancora più a fondo, come si è formato il deficit? C’è un dato di fatto: tutti i paesi sviluppati hanno subito la smisurata crescita della spesa pubblica a partire già dagli anni Sessanta. Fra questi, quelli che sono però riusciti a registrare una crescita delle imposte non troppo distante dalla crescita della spesa, si ritrovano oggi con debiti più contenuti. Altri invece, come l’Italia ad esempio, hanno speso troppo rapidamente vedendo le imposte crescere in maniera molto più lenta. I grandi debiti accumulati hanno portato a spaventosi deficit. E chi ha contribuito alla sua formazione? Per rispondere a questa domanda bisogna prima spiegare come la spesa pubblica si divida in spesa per lo stato minimo e in quella per lo stato sociale. La prima è diretta a finanziare gli organi della polizia, della magistratura e delle forze armate. La seconda è finalizzata a finanziare sanità e istruzione. La spesa per lo stato minimo è rimasta all’ incirca invariata dal secondo dopoguerra in poi mentre è cresciuta spropositatamente quella per lo stato sociale, cosa avvenuta in tutta Europa e meno negli Stati Uniti. Dunque non è un fenomeno solo italiano. Ma è tutta italiana l’abitudine di aver speso molto di più rispetto a tutti gli altri stati europei, mentre lo stato incassava poco o niente. Morale della favola: l’Italia ha speso più di quanto potesse incassare troppo a lungo, ritrovandosi oggi con un debito pubblico terrificante che incombe come una spada di Damocle sulle teste di ognuno di noi. Andando a ritroso vediamo che nel 1965, dopo gli anni del boom economico, il debito ammontava al 35,02% del Prodotto interno lordo. Da qui cominciò a crescere sino a quota 57,59%. Nel 1980 ci siamo ritrovati con un debito inferiore al 60% del Pil e compatibile con i parametri di Maastricht fissati dall’Unione. Nel 1983, anno dei governi Fanfani e Craxi, il debito toccava il 69,93%. Nel 1984, sempre governo Craxi, il 74,40%. Nel 1985, ancora Craxi, l’ 80,50%. 1986, 84,50%, governo Craxi. Nel 1987, governi Craxi, Fanfani e Goria: 88,60%. Nel 1988, 90,50%, governo Craxi. Nel 1989, governi De Mita e Andreotti: 93,10%. Nel 1990, governo Andreotti: 94,70%. Nel 1991, 98%, governo Andreotti. Nel 1992, governi Andreotti e Amato,105,20%. Nel 1993, 115,60% con Amato e Ciampi. Nel 1994, primo governo Berlusconi: 121,50%. Dopo il fallimento del primo Berlusconi, il debito ha cominciato a scendere: 121,20% nel 1995 con il governo Dini; 120,60% nel 1996 governo Prodi; 118,10% nel 1997 sempre con Prodi; 114,90% nel 1998 con i governi Prodi e D’ Alema; 113,70% nel 1999 con D’ Alema; 109,20% nel 2000 con D’ Alema e Amato; 108,70% nel 2001 con Amato e Berlusconi; 105,55% nel 2002 con Berlusconi; 104,26% nel 2003 sempre con Berlusconi; 103,90% nel 2004 ancora Berlusconi. Da qui è ricominciata la pericolosa salita: 106,60% nel 2005 e 106,80% nel 2006.

Dal 2007 e in poi la crescita del debito è stata spaventosa, anni profondamente segnati dalla casta e dal berlusconismo. È difficile attribuire la responsabilità del debito pubblico a questo o a quel governo, alcuni governi e uomini politici hanno fatto peggio di altri. Si potrebbe dire che il vero colpevole è il cattivo sistema politico, ma questo è fatto dagli uomini con la pessima abitudine di distribuire compensi in cambio di consensi. Pur sconfitta tangentopoli, oggi si può constatare come i danni del bipolarismo della Seconda Repubblica e la conseguente eterogeneità delle coalizioni politiche, producono gli stessi danni dei governi della Prima Repubblica.