Debito pubblico italiano 2011 in euro

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L’Italia è un paese a rischio. È una frase che sentiamo ovunque, in coda al supermercato, alla tv, dal barbiere, in ascensore. Se per James Bond il pericolo era il suo mestiere, cittadini e politici italiani non possono dire altrettanto, perché il nostro paese oltre alla crisi ha un tremendo scheletro nell’armadio: un clamoroso debito pubblico. È questa l’aggravante della situazione, con un aumento di ben 22 miliardi rispetto a marzo.

Un panorama dunque tutt’altro che rassicurante e che riesce a peggiorare se si considera l’aumento di oltre 3 miliardi collezionato dalle amministrazioni locali tra regioni, province e comuni. Ma che significa esattamente? Che il debito italiano complessivo è arrivato a sfiorare quota 1.900 miliardi di euro (1.890,60), in aumento del 2,5% rispetto alla fine del 2010 e a pesare ogni giorno di più sulle tasche di noi italiani per ben 30.000 euro, come una affilata e luccicante spada di Damocle sopra le nostre teste che non ci abbandona mai. Complessivamente parlando per il nostro Paese quello che emerge è uno scenario con poche luci e tante ombre. E parecchi interrogativi per il futuro, in particolare dei giovani. I dati degli ultimi anni rivelano come il nostro paese incontra forti problemi nella crescita. Come nasce il debito pubblico? Per alcuni nostri politici forse nella notte sotto i cavoli, per altri lo ha portato una cicogna un po’ sbadata, tra il balletto del rimbalzo delle colpe da un governo all’altro. Ma ora gli italiani sono grandi abbastanza per conoscere la verità. Tutti gli stati per finanziare le proprie attività devono ricorrere al debito pubblico, si fanno cioè prestare denaro. Ciò avviene mediante l’emissione di obbligazioni che non sono altro che titoli, i quali possono essere acquistati da privati cittadini, banche, istituzioni e società varie. Queste obbligazioni hanno una data di scadenza, al termine della quale, lo stato emittente deve rimborsare il titolo. Ovviamente questi titoli hanno un interesse. Se il debito non viene estinto aumenta di anno in anno. Il resto è storia recente. Tutto il resto è noia e spesso parole al vento.