Default Italia: verrebbero meno gli incentivi alle energie alternative

energie alternative

L’Unione Europea pone 39 domande all’Italia che riguardano perlopiù il pareggio di bilancio dello Stato, diversi provvedimenti su tasse, pensioni e lavoro, nuove misure per la crescita economica e l’approvazione di un piano di liberalizzazione. Queste 39 domande erano contenute in una lettera spedita da Bruxelles lo scorso 26 ottobre e adesso sono al vaglio della famosa “legge di stabilità” che dovrebbe, tra le altre cose, rappresentare anche il canto del cigno del Governo Berlusconi. Finché la legge non verrà approvata, non sarà chiaro capire di cosa parla.

Molte sono le ipotesi che gli analisti, e alcuni giornalisti, stanno condividendo con la comunità di interessati. Il tema della privatizzazione è il più caldo per gli imprenditori. Saranno 5 i miliardi di euro delle quote di asset pubblici che il Governo dovrebbe mettere in vendita; è ancora da capire in che misura le quote delle compagnie pubbliche saranno con più precisione divise in questa “torta”. Interessante l’indiscrezione che vorrebbe una sorta di rivoluzione sugli incentivi alle energie rinnovabili.

Potrebbero uscire fuori nuovi sostegni per le rinnovabili termiche, e il nuovo Conto Energia, il programma di incentivazione dell’Unione Europea per la produzione di energia elettrica da quella solare, dovrebbe fare il resto. Lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia è stato anche affrontato in un confronto diretto tra Anima (Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica), Assotermica, Co.Aer, Italcogen e Climgas. In caso di default dell’Italia – ed è qui la cattiva notizia – gli incentivi per le caldaie diminuirebbero del –41% e le tecnologie per lo sviluppo di energie rinnovabili perderebbero sia altre forme di incentivi, sia gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Default Italia, nel suo caso le spese energetiche crescerebbero vertiginosamente per gli italiani: incrociamo le dita!