Energia: l’Eni stringe i rapporti con l’Ucraina

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La crisi libica, in un modo o nell’altro, ha provocato un grande terremoto a livello energetico. Soprattutto l’Italia, uno dei Paesi più legati economicamente alla Libia, specialmente dal punto di vista delle risorse, metano e petrolio, ha pagato a caro prezzo la guerra divampata nel Paese arabo.
Ecco allora che l’Eni, per assicurarsi fonti energetiche alternative alla Libia, volge lo sguardo a Est, con l’obiettivo di esplorare sorgenti alternative di idrocarburi per il futuro.
Negli ultimi giorni la società italiana ha decisamente incrementato i rapporti commerciali e diplomatici con l’Ucraina.
Il cane a sei zampe, a questo proposito, ha concluso ieri un accordo di cooperazione con il governo ucraino, che porterà allo sfruttamento di giacimenti di gas convenzionale, shale gas e petrolio.
Non solo gas e petrolio, ma l’Eni punta anche a nuove fonti energetiche, come ad esempio lo shale gas, che secondo i tecnici italiani, dovrebbe trovarsi in abbondanza in Ucraina. L’Ucraina, inoltre, ha un potenziale inespresso soprattutto nel gas naturale tradizionale con riserve stimate in circa 1.000 miliardi di metri cubi pari allo 0,5% del totale mondiale. Produzione fortemente limitata dai dissapori storici tra Kiev e Mosca. Il ruolo di Eni è proprio quello di incrementare la produzione di risorse, attraverso i mezzi di Eni. Vedremo nei prossimi giorni come la borsa reagirà al nuovo accordo stipulato con l’Ucraina. E chissà come Mosca prenderà queste nuove iniziative del colosso italiano.