Esami di Stato 2011: università e lavoro “mondo delle illusioni”

Bivio

Calo degli iscritti agli esami di Stato, quelli che negli anni ’80 del boom erano garanzia assoluta della professione che un domani si sarebbe andati ad esercitare. È la reazione alla crisi: le aspettative diminuiscono e sempre più spesso chi si affaccia alla libera professione deve mettere in conto un lavoro parasubordinato pagato a fattura. Andrea Bonechi, consigliere nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, non è per nulla sorpreso dai dati diffusi dal Ministero dell’Università. Ecco allora che gli Ordini, più che le stesse facoltà, si interrogano e mettono a punto delle strategie di intervento a misura di giovani. Un praticantato più breve o meglio integrato con l’Università, una formazione più professionalizzante e magari degli incentivi per gli studi professionali. E in alcuni casi la ricerca di una maggiore e accurata selezione. Tante le formule proposte dai vari enti.

Per Architettura il calo è consistente, quasi il 36% di candidati in meno in quattro anni. Ma il presidente del Dipartimento università e formazione, Giorgio Cacciaguerra, frena “Non parlerei però di fuga perché il numero di architetti nel nostro paese resta molto elevato, quasi 145mila, un terzo del totale europeo”. Il presidente auspica una maggiore selezione come per le facoltà di Medicina. Lo stesso appello arriva dal Consiglio nazionale forense “Da sempre – spiega Andrea Mascherin, consigliere segretario Cnf – chiediamo il numero chiuso alle università, perché altrimenti si usa la libera professione come una fabbrica di illusioni e disoccupazione. Una grossa componente non esercita e non si iscrive e sarebbe necessario un percorso più professionalizzante”.  C’è poi il calo degli ingegneri con le diversificazioni del caso. Sono infatti in aumento gli aspiranti ingegneri civili e ambientali, ma per tutti non è previsto un periodo di pratica prima dell’esame di stato che crei un ponte tra i libri, le dispense e il mondo del lavoro. Giovanni Rolando, presidente del Consiglio nazionale, suggerisce l’introduzione di un apprendistato remunerato negli ultimi anni di corso e si auspica una vera riforma universitaria che faccia dietrofront rispetto a quella attuale che ha suddiviso il ciclo unico nel 3+2 . Per i commercialisti, invece, la chiave di rilancio è racchiusa in un abbreviamento del tirocinio che attualmente ha una durata di 3 anni. In una situazione di crisi sono sempre meno i giovani disposti ad investire in un periodo così lungo senza la garanzia di prospettive future, meglio l’estero dove si possono raggiungere obiettivi concreti in minor tempo e ricevere un’adeguata remunerazione. C’è anche un’altra barriera che i commercialisti vorrebbero abbattere, quella costituita dalla grande difficoltà per i giovani di diventare soci degli studi nei quali lavorano. A tal proposito un gruppo di commercialisti ha presentato una proposta di legge per la società delle professioni, dove il reddito è determinato non dal capitale sociale ma dal lavoro professionale.

Spicca invece tra tutti la vetta degli iscritti agli esami di stato per l’albo degli assistenti sociali, forse un segno del disagio in aumento, anche se magari sarebbe bene prevenirlo più che intervenire solo per curarlo.