Forex: difficile fermare la debolezza dell’euro verso il dollaro

EURO

Dall’Inghilterra arrivano le rilevazioni relative all’inflazione, al 4,8 per cento, inferiore al precedente 5 per cento. Negli Stati Uniti, invece, le vendite al dettaglio di novembre sono state il dato più osservato di ieri: uscite in calo rispetto alle attese da 0,6 per cento (dato a 0,2 per cento) mentre la precedente rilevazione è stata rivista a rialzo a 0,6 per cento. Un elemento che seppur positivo, non può accendere ottimismo negli analisti. Fra l’altro la Federal Reserve non ha lanciato nessun segnale sia a livello di azione, sia, per la chiarificazione delle proprie intenzioni future facendo così appesantire le perdite a Wall Street.
Pesante anche il mercato asiatico a causa dei segnali non positivi che giungono dall’Europa e dalla mancanza di concretezza e di coordinazione: se si sta lavorando ad un progetto comune e le soluzioni tardano ad arrivare significa che queste soluzioni o non ci sono o non mettono d’accordo i partecipanti.
E veniamo al petrolio che ha raggiunto raggiungere quota 101 dollari al barile ma forse potrebbe ridiscendere dopo gli accordi di produzione raggiunti dall’Opec.
Per quel che riguarda l’euro la pressione  ribassista verso il dollaro Usa sembra non arrestarsi. Dopo aver raggiunto 1.3150, è probabile pensare a una quota 1.2875 verso il quale si concentrano le maggiori speranze per la tenuta dell’euro. Anche il cambio Eur-Jpy si è avvicinato parecchio al precedente minimo storico di riferimento a quota 100.75. Sarà fondamentale valutarne la tenuta nelle prossime ore, in caso di rottura ribassista infatti i prezzi potrebbero avere a che fare con l’ultimo supporto, precisamente 100 figura, prima di uno “scivolone” dagli effetti preoccupanti per l’euro.