G 20 di Seoul: un accordo solo a metà

L’accordo che evita, fuori tempo massimo, il fallimento del vertice coreano è arrivato all’alba di stamattina. Si è sciolto così il braccio di ferro che aveva visto coinvolti al G20 il presidente americano Barack Obama e quello cinese Hu Jintao sulla svalutazione dello Yuan. Il contenzioso era nato dalle voci di una possibile stretta dei tassi cinese, come contromossa per prevenire l’inflazione.

Obama ha, dapprima chiamato in causa tre mediatori: Francia, Germania e Russia, nella giornata di ieri, quindi ha sostenuto un concitato colloquio con il premier brasiliano Lula. Al termine è stato presentato il testo dell’accordo che non rappresenta di certo una vittoria per gli USA.

Difatti, non c’è traccia della proposta del tesoriere americano Geither di istituire il 4% come limite massimo per surplus e deficit di bilancio, caduta sotto le pressioni di Germania, Cina e Giappone. Il compromesso è duro da accettare per gli americani, che avrebbero voluto bilanciare fra paesi con deficit e paesi con surplus, in vita del prossimo summit francese, nel 2011.

Nel frattempo, modesti progressi si sono avuti anche nello scenario europeo: una comunicazione congiunta delle cinque maggiori potenze dell’UE, Germania, Francia, Regno Unito ,Italia e Spagna, precisa che il recente dibattito sulla partecipazione o meno di privati al fondo anti-crisi, non impedirà ai paesi in forte necessità di usufruirne.

Chiaro il riferimento all’Irlanda, colpita da una crisi del debito sovrano che rischia di riaprire le falle di mezza Europa.