Gheddafi morto, le conseguenze sul mercato del petrolio

muammar gheddafi

Muammar Gheddafi muore oggi, crivellato durante un blitz a Sirte, nel nord della Libia. Per l’ex militare e politico si trattava di una fine annunciata, vista la guerra aperta con la resistenza che da mesi ormai non aspettava altro che la sua deposizione. Deposizione che non è avvenuta, e a pensare alla sua fine sono stati allora i membri del Cnt – Consiglio Nazionale di Transizione arabo.

Lo stesso Cnt lo scorso 17 febbraio si era posto a capo della Coalizione della Rivoluzione contro il Regine di Gheddafi; da marzo si era inoltre auto-proclamato “unico legittimo rappresentante della Repubblica libica”. Il Cnt ha ricevuto aiuti da altri Paesi (tra questi, come ricorda il Ministro Frattini, anche l’Italia), e nell’ambito delle operazioni di caccia a Gheddafi ha organizzato diverse attacchi anche in posti con numerosi civili. Il “blitz” a Gheddafi sta facendo il giro del web con un flash del cadavere dell’ex colonnello; lo stesso fotogramma sta scorrendo sulle tv arabe.

Al momento, però, manca la conferma dell’autenticità del corpo. Gli economisti saranno interessati alle conseguenze della fine della crisi libica, che tra febbraio e settembre 2011 ha comportato ripetuti aumenti sui costi della benzina. Una ipotesi potremmo vederla nella ripresa delle attività dei colossi petroliferi quali Eni, Total, Wintershall e BP, che avevano interrotto le attività di produzione in Libia durante la guerra. Da lì è nata una contagiosa speculazione finanziaria che potrebbe cessare nei prossimi mesi. Ricordiamo che la Libia si trova in una zona del Medio Oriente che da sola produce il 35% del petrolio consumato nel mondo.