Giappone: si preannuncia un 2012 duro per lo stato del Sol Levante

800px-Flag_of_Japan.svg

Sarà probabilmente un 2012 assai duro per il Giappone. I numeri parano chiaro: il deficit accumulato dalla nazione del Sol Levante è arrivato al 200 per cento del Pil, un problema particolarmente grave per un’economia che  al contempo cresce poco. Anzi, che non cresce affatto. Anche la borsa di Tokyo ha chiuso l’ultima seduta del 2011 con l’indice  Nikkei 225 a 8.455,35, il livello più basso dal lontano 1982, quando lo stesso indice raggiunse gli 8.016,67 punti. Un valore lontanissimo dai 38.915,87 punti che invece, nel 1989, benedissero il successo di quella che allora era la seconda economia del globo.
Di certo il terremoto e il successivo tsunami  hanno inferto un altro pesante colpo a questa economia tanto è vero che il Nikkei ha perso ben 1.773,57 punti rispetto alla chiusura di fine 2010.
Eppure negli ultimi 8 mesi c’erano stati dei momenti in cui l’indice Nikkei è tornato a valori “normali” compresi tra i 9.000 e i 10.000 punti. Ma è durato troppo poco. Questi “recuperi temporanei” hanno solo fatto aumentare la sfiducia degli investitori per i problemi innescati dalla crisi nucleare post-Fukushima.
Tokyo poi combatte da mesi con una valuta il cui valore continua a crescere solo per motivi legati alla speculazione e che limita le esportazioni rendendo le merci nazionali troppo costose all’estro, e riduce il valore reale dei capitali e dei profitti che gli imprenditori vorrebbero rimpatriare. intanto le azioni delle grandi aziende giapponesi perdere in media un quinto del loro valore. Insomma per molti analisti in Giappone non si sa su chi puntare, non è chiaro se arriveranno i capitali  per far ripartire l’economia, e non è detto che si troveranno mercati in cui piazzare i prodotti dell’industria nipponica.