Guerra in Libia, l’enforce di Gheddafi

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Nella notte fra il 22 e il 23 agosto, la guerra in Libia è arrivata a un vero e proprio punto di svolta.Le truppe ribelli, comandate dal Cnt (Consiglio Nazionale Transitorio), dopo mesi di guerriglia, sono riuscite ad entrare nell’ultima città-fortezza di Gheddafi, Tripoli. Il Rais, dunque ha ormai le ore contate. Dopo quasi quarant’anni, la dittatura sta per cadere.

Però per la definitiva conclusione del regime si dovrà ancora attendere. In queste ore si sta ancora combattendo fra le strade della capitale libica. Infatti dopo poche ore di tregue, lo scontro è ripreso, più aspro di prima. Esplosioni, spari e quant’altro stanno scuotendo Tripoli e i suoi due milioni di abitanti. Si combatte soprattutto nei pressi di compound, presunto luogo di rifugio del dittatore.

Mentre la Nato e l’occidente continuano con le operazioni, ieri, il figlio di Gheddafi, il quale si credeva preso in arresto, è riapparso sugli schermi della tv nazionale, dichiarando che suo padre è vivo e che con il suo aiuto sconfiggeranno gli infedeli al regime. Inoltre spende parole di rassicurazione per coloro che ancora credono nel Rais, dicendo che la guerra sta per essere vinta, e che tutti gli esponenti delle famiglia reale sono al sicuro e che stanno continuando il loro lavoro.  Proprio le forze lealiste, in queste ore, hanno lanciato tre missili su Misurata, che, anche se intercettati, hanno causate alcune vittime, tra cui due bambini.

Le parole di Saif al-Islam, non hanno convinto i rappresentanti dell’Alleanza, che continuano imperterriti con missioni, in aiuto dei ribelli e del Cnt, continuando con il bombardamento su Sirti, città da cui sono partiti alcuni missili di Gheddafi, fortunatamente localizzati e fermati dai caschi blu della Nato, e sul bunker del dittatore.

Sempre il Cnt, da oggi, sarà riconosciuta ufficialmente come l’unico ente rappresentante del Paese.

I vari capi di stato, intanto, prolungano il loro rapporto con gli insorti, dichiarando di aiutarli ogni giorno che passa. Proprio Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha affermato che starà affianco ai ribelli, ora e un domani per aiutarli nel periodo di transizione che verrà appena la guerra sarà conclusa. Anche Berlusconi, Presidente del Consiglio Italiano, continua il suo rapporto di amicizia con la popolazione insorta, dichiarando che in questi giorni sarà partecipe a un incontro con il capo delle forze ribelli.

Nel frattempo, i feriti continuano a crescere, giorno dopo giorno, e l’allarme degli ospedali è già partito. Infatti molti medici, gridano al collasso e chiedono aiuto a tutti coloro che hanno la possibilità, ma soprattutto la voglia di sacrificarsi. Se non si interverrà immediatamente, il numero di morti sarà destinato a crescere.