Guerra Libia news: a Tripoli è conto alla rovescia

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È ancora guerra a Tripoli, diverse forti esplosioni, almeno dieci, hanno letteralmente scosso la capitale libica, nella zona orientale della città, mentre sopra le teste della popolazione, volteggiano come corvi neri, i jet Nato. Le esplosioni, in rapida successione, hanno fatti tremare i muri degli edifici a chilometri di distanza. L’area colpita è presumibilmente nella zona di Abu Slimi, che sarebbe il prossimo obiettivo dell’avanzata degli insorti. Lungo la strada che porta dal compound di Gheddafi, ieri colpito duramente, al famigerato carcere speciale del regime, passando per l’hotel Rixos dove si trovano gli inviati stranieri, si leva alta una colonna di fumo.

Ma Gheddafi non molla e nella notte, il colonnello torna a farsi vivo, questa volta via radio: “Vittoria o morte”, tuona il leader libico, mentre dal regime sostengono che il governo resisterà mesi o addirittura anni. Su Tripoli, sono stati lanciati decine di missili grad, mentre i lealisti hanno risposto con missili scud su Misurata. Sono oltre 400 i morti nella capitale libica negli ultimi tre giorni, secondo le prime fonti. L’Occidente lavora già al post-Gheddafi:la Nato esclude lo schieramento di truppe di terra, mentrela Gran Bretagnanon chiude all’ipotesi di un contingente di peacekeeping, comeLa Russanon esclude l’invio di caschi blu, ma non europei. Domani Berlusconi incontra il primo ministro del Cnt Mahmud Jibril e venerdì ci sarà una riunione del Cairo Group a New York. Eppure si ha la sensazione che non ci si sia ancora resi conto della situazione in Libia, dove gli orrori del regime del colonnello interessano ben poco, la cosa più importante è che ci sia una guerra, una qualsiasi, che risollevi l’economia in stallo che arranca, soprattutto quella occidentale, vecchia e stanca. Ma Gheddafi non ci sta, di capitolare non se ne parla e finché ci saranno i suoi fedelissimi a sostenerlo, parallelamente allo scorrere di fiumi di denaro, il regime cercherà di resistere in tutti i modi, ad ogni costo. E i libici? Poco importa se a pagarne il prezzo è una popolazione civile allo stremo. Lì c’è petrolio e qua la crisi. È questo quello che conta.