Hama Siria guerra: domenica di fuoco

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Alba violenta per i manifestanti che chiedono la destituzione del presidente al Bashar Al-Assad, da ieri mattina sotto assedio, forse un centinaio le vittime, in un sobborgo di Damasco oltre 40 persone sono rimaste ferite dal lancio di alcuni ordigni. Malgrado la disparità delle forze in campo, i giovani siriano continuano la loro resistenza al regime e al suo pugno di ferro.

Le ultime notizie parlano appunto di uno dei sobborghi della capitale e dei suoi 40 feriti. Sui manifestanti sarebbero stati sparati ordigni imbottiti di chiodi. L’obiettivo non è uccidere, ma ferire e seminare il terrore. Tutto questo mentre ad Hama, città ribelle e simbolo delle proteste della Siria, si vive una vigilia di Ramadan sporca di sangue. Da ieri mattina Hama sta subendo la brutale repressione del regime di Bashar Al Assad. Dopo una lunga notte di proteste, assieme alle prime luci del mattino sono arrivati i tank inviati dalle autorità che hanno aperto il fuoco sulla popolazione. Decine le vittime, come testimoniano numerosi video, molti colpiti alla testa da armi pesanti. Secondo alcune fonti, sarebbero già oltre un centinaio le vittime civili, secondo l’ambasciata americana quello che sta accadendo a Damasco “è un atto disperato, le autorità pensano di poter prolungare la loro esistenza ingaggiando una guerra aperta contro i loro stessi cittadini”. Anche dall’Italia, il ministro Frattini parla di “orribile atto di repressione”.

Lampi di guerra civile, dove i militari travolgono le barricate erette dalla popolazione, dove si apre il fuoco indiscriminatamente sui passanti, tra cui donne e bambini, mentre acqua ed elettricità sono state tagliate e scarseggiano le strutture ed il necessario per curare i feriti. La città di Hama ha un conto in sospeso con il regime dal 1982, quando venne repressa nel sangue una rivolta ispirata dai Fratelli musulmani contro l’allora presidente Hafez Al Assad. Ventimila morti. La storia sembra disperatamente destinata a ripetersi.