I mercati mondiali temono la crisi europea, qualche segnale positivo dalla Cina

BORSA TOKIO

Diamo un’occhiata a come i mercati asiatici reagiscono alla crisi europea. La borsa di Tokyo, che è scesa sotto quota 8.500 punti per la prima volta dal 12 dello scorso meso (minimo intraday a 8.452,5), ha chiuso in lieve calo a -0,24 per cento.
Segnali leggermente positivi giungono dalla Cina. L’attività manifatturiera ha continuano a contrarsi anche questo mese (il 9° mese di seguito), ma l’ampiezza della contrazione è la più lieve in 5 mesi.
L’indice Pmi dei direttori degli acquisti è salito a 49,5 punti a luglio, rispetto ai 48,2 del mese scorso, livello più alto da febbraio (49,6 punti): ricordiamo che un indicatore superiore a 50 indica espansione, inferiore una contrazione. L’ultima espansione risale a ottobre dello scorso anno. Seul ha chiuso a +0,25 per cento, Shanghai sale dello 0,24 per cento Hong Kong perde lo 0,79 per cento.
E negli Usa come vanno le cose? Wall Street ha chiuso ieri in netto calo, limando però le perdite dopo che il Dow Jones è arrivato anche a cedere oltre 200 punti nella mattinata statunitense. A preoccupare gli investitori soprattutto i timori provenienti dal Vecchio Continente, con la Grecia che starebbe nuovamente valutando un’uscita dall’Eurozona e la Spagna prossima alla richiesta di aiuti. Il Nasdaq è calato dell’1,27 per cento, il Dow Jones ha perso lo 0,95 per cento, lo S&P500 ha ceduto l’1,04 per cento.
Il prezzo del petrolio è ancora in calo sui mercati asiatici sotto quota 88 dollari Usa al barile in seguito ai timori per la crisi del debito nell’Eurozona. Il light crude con consegna nel mese di settembre è scambiato a 87,87 dollari Usa, in calo di 27 centesimi mentre il Brent del mare del Nord scende di sei centesimi a 103,20 dollari Usa al barile.