Investimenti: ma conviene ancora portare i soldi in Svizzera?

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Ma conviene ancora portare i soldi in Svizzera? Partiamo da un’analisi più generale. Negli ultimi dieci anni la guerra ai cosiddetti “paradisi fiscali” portata avanti da parte di molti Paesi occidentali come: Usa, Germania, Francia, Canada.., ha spinto molti investitori e risparmiatori ad abbandonare le tradizionali mete (San Marino, Liechtenstein, Svizzera…) per guardare in direzione di altri siti, più lontani ma anche meno raggiungibili da parte dei vari uffici fiscali statali e meno disposti a trattare con loro.
Al riguardo da un po’ di tempo, si assiste ad una sorta di “assalto” alla “roccaforte Svizzera” da parte di quei Paesi che negli anni hanno assistito alla fuga di molti capitali dalle loro imprese e banche verso appunto il territorio elvetico.
Gli accordi a cui la Svizzera ha dovuto cedere, con Regno Unito e Germania ed altri, determinano la fine di un periodo in cui chiunque ha potuto esportare soldi nella terra di Guglielmo Tell in maniera assolutamente anonima e senza nulla versare al paese di origine.
Con gli accordi di cui sopra il 25 per cento dei capitali  illegalmente  esportati da quei Paesi verso il territorio elvetico ed ora detenuti nelle banche elvetiche, saranno recuperati dagli Stati da cui sono usciti, sotto forma di un’imposta patrimoniale straordinaria mentre il restante capitale, sarà  sottoposto a tassazione ordinaria. Si tratta di una rivoluzione-shock per gli investitori e i risparmiatori che vedevano la Svizzera come un baluardo a tutela dei loro capitali.
Approfittando di questa situazione molte piazze orientali, come Brunei, Singapore, Macao…, si stanno proponendo sempre più come l’alternativa a stati quali la Svizzera e forse dunque diventeranno loro i nuovi “paesi rifugio”.