Keith Haring, grande mostra a Brooklyn per il suo compleanno

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Il 4 maggio del 1958 nasceva in Pennsylvania Keith Haring, pittore americano considerato uno dei massimi esponenti del graffitismo (“graffiti writing” in inglese). Keith morì a New York il 16 febbraio 1990, a soli 31 anni. Oggi sul web è in corso un grande omaggio a questo artista americano, merito di Google che ha pubblicato sulla propria home page un logo a lui dedicato.

Keith Haring realizzava i suoi graffiti seguendo un’arte di frontiera, fatta di viaggi individuali e di manifestazioni sociali, che vedevano nei graffiti un fenomeno di diffusione della propria creatività. Oggi è per tutti una buona occasione per conoscere meglio il mondo dei graffiti, la loro storia, il loro significato nelle società e nelle correnti artistiche diverse. Di seguito il nostro contributo.

A Brooklyn una mostra grandissima

Oggi Keith Haring avrebbe compiuto 54 anni. Negli Stati Uniti una serie di iniziative hanno avuto luogo in questi giorni in onore dei suoi graffiti. Al Brroklyn Museum di New York, ad esempio, c’è una mostra composta al 50% da opere inedite di Keith Haring, tutte concesse dalla dalla Fondazione Keith Haring (www.haring.com), la stessa che ha dato in concessione il disegno per il logo di Google.

La mostra di Brooklyn espone opere che hanno fatto il giro del mondo, da Vienna a Cincinnati passando per le principali città americane; sono inoltre presenti dei documenti home video e delle registrazioni audio, sorta di diario vocale che l’artista metteva agli archivi durante i suoi lavori. Qui inoltre potete leggere le descrizioni di alcune delle opere più belle messe in mostra.

Se capitate dalle parti di New York entro l’8 luglio, il Brooklyn Museum si trova al numero 200 di Eastern Parkway, visitando il sito www.brooklynmuseum.org troverete anche informazioni sugli stand e sugli orari di apertura.

Questione di stile

Il mio modo di lavorare senza bozzetto preparatorio è un approccio molto diretto e immediato, di solito inizio da un angolo, faccio la prima immagine….poi l’altra, poi passo all’altra ancora. Dopo ogni figura devo decidere cosa metterci“. Queste dichiarazioni di Haring furono rilasciate in una intervista, immediatamente dopo l’enorme lavoro (180 metri quadri) del murale “Tuttomondo” di Pisa, “unica opera che ho concepito fin dall’inizio come permanente, non effimera, e destinata a scomparire nell’uso o nella serialità della comunicazione di massa“.

Come artista pop, Keith Haring non poteva non distinguersi per un libero senso dell’improvvisazione, specie nella scelta dei colori. In alcune biografie, pensate, si legge che l’artista a volte amava cucinare, ascoltare musica e dipingere allo stesso momento. Una cosa che non sceglieva era il titolo: “non dò mai un titolo a niente“, del resto i suoi graffiti non hanno bisogno di etichette. Si identificano con il pubblico, per così come sono.

Street Art 2.0

Diversi critici dell’arte hanno sottolineato una forte simbiosi tra Internet e le Street Art. Simbiosi dovuta al fatto che queste ultime vivono di diffusione, condivisione, una foto e via, due click su Facebook, un messaggino via cellulare, così l’arte di strada ha molti visitatori “virtuali”.

Non c’è dubbio che anche Keith Haring oggi avrebbe goduto degli strumenti del web 2.0. Prendiamo ad esempio un caso di successo, nato in Italia, per mano dell’artista Alice Pasquini: si tratta di una giovane disegnatrice romana che utilizza Facebook per condividere i propri lavori; effettua mostre e disegni in Italia e in Europa, ed è molto famosa, non solo presso gli amanti della street art. Trovate qualche informazione in più su di lei in questo bell’articolo del Corriere della Sera. Che Keith Haring abbia una degna erede?