La carica dei “replicanti”: giudizi positivi sugli ETF

William Sharpe, studioso dell’investimento per la verità poco conosciuto se non dai maniaci del settore, sostiene che “se non si hanno particolari informazioni privilegiate, non c’è ragione di detenere un portafoglio diverso da quello che rappresenta l’intero mercato”. Sulla carta è una teoria che appare inattaccabile, e forse c’è anche questo dietro il successo che stanno avendo gli ETF fra gli investitori privati, tanto da far pensare che questo 2011 sarà il loro anno d’oro.

ETF, lo ricordiamo, è un acronimo che sta per Exchange Traded Fund e indica quei fondi di investimento privato che replicano esattamente l’indice di un dato mercato, di azioni, obbligazioni o anche materie prime. Questi “replicanti“, dopo aver conquistato gli Stati Uniti al ritmo di un 50% di crescita annuo, anche sul nostro listino hanno visto ampliarsi notevolmente la scelta di proposte internazionali.

Il loro primo vantaggio è senza dubbio il fatto che non richiedono un capitale di ingresso eccessivo, hanno un funzionamento facile da apprendere e vengono venduti da qualunque banca, anche con il trading online. Le soddisfazioni poi sono considerevoli, per il fatto che prodotti simili presentano – per il momento – commissioni basse. Qual è la contropartita? Innanzitutto prodotti simili restano puramente speculativi e perdite considerevoli sono comunque in agguato per chi non sia sufficientemente preparato. Per chi invece fosse “troppo” preparato, la questione risiede nella frase iniziale. Si tratta comunque di una forma di trading piuttosto limitata e poco adatta a cogliere intuizioni dell’operatore.