La rivoluzione fiscale di Piketty

Nella situazione attuale di crisi come deve essere la politica fiscale di un governo nei confronti di chi fossilizza i propri capitali senza investirli nel mercato del lavoro  e lasciandoli in eredità ai propri figli? A ricordarci che l’interrogativo non può stare ai margini dell’ agenda politica  è il nuovo libro di Thomas Piketty Le capital au XXIe siècle . Il noto docente della “Paris School of Economics”, grande analista dell’interazione tra sviluppo economico e distribuzione del reddito e della ricchezza, torna su uno dei suoi temi preferiti anticipati nell’ultimo libro, scritto insieme a Camille Landais e a Emmanuel Saez – caso editoriale in Francia-  recentemente tradotto anche in Italia (“ paese che accompagna ad una crescita anemica un trattamento fiscale straordinariamente favorevole alla rendita piuttosto che all’investimento”) con i tipi dell’Editrice La Scuola“Per una rivoluzione fiscale “ (pagg. 181, euro 11), pagine nelle quali i tre autori spiegano  come si armonizzano imposte, equità, crescita, aprendo un dibattito fondato non su approcci ideologici ma su fatti, numeri e argomenti razionali.

In un paese che da quasi vent’ anni parla quasi solo di tasse, ma a colpi di slogan, ecco chiari orientamenti per una discussione informata sulle diverse opzioni, con precisione di cifre, a partire dal problema centrale del sistema tributario: come inserire nel sistema di tassazione progressiva dei redditi anche i redditi derivanti dal patrimonio,  come intervenire su un sistema che tassa pesantemente solo alcuni cespiti – i redditi da lavoro e da impresa – lasciando invece sostanzialmente esenti i redditi derivanti dalle attività finanziarie e dal patrimonio (qualcosa, si apprende che non è  deleterio solo in termini di equità, ma pure in termini di efficienza economica, di sostenibilità delle finanze pubbliche, di obbedienza fiscale).

Ad introdurre il lettore italiano al volume“Per una rivoluzione fiscale”  sono altri due specialisti di economia – Massimo Bordignon ed Enrico Minelli– capaci di grande chiarezza e di spingere a fare i conti con la realtà: fuori dalle enunciazioni vaghe, a confronto con i numeri, i calcoli, ogni possibile simulazione, per parlare con cognizione di distribuzione e crescita economica, di ragioni strutturali per una tassazione più uniforme dei redditi da capitale e da lavoro, entrando nei casi specifici, fra deduzioni e quozienti familiari, basi imponibili e aliquote, imposte sui consumi e contributi sociali, prima di disegnare linee di riforma, con tanto di tabelle ad hoc. Un lavoro prezioso utile a chi insegue criteri ultraliberali (flat, tax…) o criterio ultraegualitari; politiche di destra o di sinistra, ma senza prescindere dai conti in ordine. In attesa di quei redditi da capitale che mancano all’appello.