L’accordo sullo scudo anti-spread è una vittoria di Monti

MARIO MONTI

Dopo un drammatico negoziato durato quindici ore i leader europei trovano l’accordo sullo scudo anti-spread imposto dall’Italia. Racconta il presidente del Consiglio: “La zona euro ne esce rafforzata. L’importante è lo sblocco mentale dei partner”.
I leader della Unione europea approvano le linee guida sul meccanismo per stabilizzare i mercati e proteggere le nazioni colpite dalla speculazione. L’intesa prevede che il fondo salva-stati dell’Unione (detto Esm) intervenga in maniera automatica nel caso in cui gli spread di una nazione, a patto che questa sia virtuosa nei suoi conti, superino una determinata soglia che è ancora da stabilire.
Per la 1ª volta l’Italia punta i piedi in un summit internazionale per far valere le sue ragioni. Ha avuto  dalla sua parte la Spagna e la Francia. Lo scudo scatterà dopo la firma di un apposito accordo con Bruxelles, ma senza obblighi di riforme stile Grecia. Comunque l’Italia pur essendosi battuta per questo risultato “non ha intenzione in questo momento di avvalersene”, assicura Monti.
Il nostro presidente del Consiglio ha negoziato per molte ore. Contatti anche con la Merkel e i vertici delle istituzioni UE.  Tedeschi, finlandesi e olandesi volevano che il Consiglio europeo si limitasse ad approvare il piano per la crescita da 130 miliardi di euro e quello per riformare la UE dotandola, ma solo tra diversi anni, degli strumenti necessari contro le crisi finanziarie. Ma Monti e Rajoy hanno voluto un intervento immediato visto che i mercati erano pronti a punirli. Monti ha così posto il veto sull’intero pacchetto Europa, e Rajoy lo ha seguito a ruota. Il francese Hollande li ha appoggiati. La Merkel è rimasta spiazzata e si è dovuta arrendere. Anche la Spagna ha ottenuto quel che andava cercando: la ricapitalizzazione degli istituti di credito senza pesare sul bilancio dello Stato.