Le aziende agricole italiane continuano a crescere

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Voglio andare a vivere in campagna. La dimensione media aziendale agricola e’ passata, in un decennio, da 5,5 ettari di Sau per azienda a 7,9 ettari. Meno aziende quindi, ma di dimensioni più ampie. L’effetto delle politiche comunitarie e dell’andamento dei mercati ha determinato l’uscita di piccole aziende del settore, favorendo la concentrazione dell’ attività agricola e zootecnica in unità di maggiori dimensioni, avvicinando l’Italia alla struttura aziendale media europea.

Anche la dimensione media aziendale in termini di Sat aumenta rispetto a quanto rilevato dal censimento del 2000, passando da 7,8 a 10,6 ettari. In Sardegna troviamo le aziende agricole più estese, mentre in Liguria quelle più piccole. Tutte le regioni del Sud hanno una dimensione media inferiore a quella nazionale, ad eccezione della Basilicata. Oltre la metà delle aziende e’ concentrata in cinque regioni ed e’ la Puglia la regione con il maggior numero di aziende agricole, seguita da Sicilia, Calabria, Campania e Veneto. Meno numerose ma più grandi anche le aziende zootecniche, le quali risultano essere equamente distribuite tra le ripartizioni geografiche anche se emergono specializzazioni regionali. Sebbene si confermi l’importanza del conduttore nell’ attività agricola della propria azienda, il carico di lavoro aziendale si sta spostando dalla manodopera familiare a i lavoratori dipendenti in forma continuativa o saltuaria. Cresce anche la quota rosa! La diminuzione delle aziende a conduzione femminile tra i due censimenti e’ minore rispetto al calo a conduzione maschile. Si rafforza anche la quota di capoazienda con meno di 30 anni, sale quindi la percentuale dei giovani nel settore agricolo. Parallelamente si nota anche un innalzamento del livello di istruzione dei capoazienda con titoli di studio più elevati rispetto alla licenza della scuola dell’obbligo. Nel panorama desolato della grande città satura che non offre valide alternative di sopravvivenza, la campagna sta riacquistando il proprio fascino. Ma sarà solo questa la ragione? O c’e’ dell’altro? Forse l’impotenza di fronte alla possibilità di poter riuscire a coltivare il “giardino” globale, ci spinge a rivedere i nostri progetti e a ricominciare dai nostri terreni.