L’estate, fabbrica delle Miss

MISS ITALIA

Sere d’estate, notti stellate dove in tante piazze italiane si elegge una reginetta della bellezza. Un sogno per molte ragazze, un sogno che per molti è un affare da circa 100 milioni di euro. Un mondo di carta pesta con pochi grandi concorsi e tantissimi squali che si improvvisano Mirigliani.

Secondo un’inchiesta di Repubblica e l’Espresso, in Italia ci sono 784 marchi registrati che corrispondono ad altrettanti concorsi. Accanto a questi, molti altri, si fanno senza marchio. E le categorie sembrano essere le più disparate. Un business da svariati milioni, ma sempre più in crisi. I comuni, in crisi anche loro, con le tasche al verde, non ci spendono più un soldo e gli sponsor puntano orami solo ai concorsi più noti.

Ma l’esercito delle belle ragazze e dei loro genitori è agguerrito. Ci sono quelle che partecipano a tutti i concorsi, quelle che ci provano per gioco e per puro divertimento senza tante aspettative, molte, moltissime sono spinte, quasi obbligate da famiglie assatanate di denaro e riscatto sociale. Pochissime vincono qualcosa di importante che assicuri loro un futuro professionale quantomeno, ma tutte sperano e sfilano sulla passerella, pregando offrendosi al miglior offerente per un posto, anche piccolo, nello showbitz. E il grande circo dello spettacolo è sempre a caccia di nuove vittime, magari da spennare e circuire, promettendo sogni che svaniscono alle prime luci della ribalta, spesso con quelle del mattino. Patrizia Mirigliani, figlia e continuatrice del patron del concorso più famoso, spende molto del suo tempo, oltre che a portare acqua al suo mulino, a diffidare e contrastare anche con la legge, i molti che provano ad utilizzare il suo marchio di fabbrica, riuscendo in genere a bloccare quanti provano ad utilizzare l’intera dicitura “Miss Italia”. Aspiranti Miss nonne, miss ciccione, liceali e universitarie, diffidate dalle imitazioni.