L’Euro è spacciato?

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Lars Seier Christensen Co-fondatore e CEO di  Saxo Bank.

Dopo la mia intervista su Bloomberg, intitolata “l’Euro è spacciato”, ho ricevuto moltissime domande da parte dei clienti e degli altri giornalisti: va davvero così male? È davvero colpa dell’Euro? Come andrà a finire? Come ci possiamo proteggere? Quando accadrà?

Sì, ritengo che la situazione nell’Eurozona sia veramente molto negativa e che la fonte principale dei problemi sia l’Euro.

Introdotto senza alcuna base solida, l’Euro non è altro che un castello di sabbia. Non esiste un’economia o una politica fiscale comune, il supporto pubblico è in calo e l’impatto dell’Euro su produttività e competitività è stato devastante per la maggior parte dei partecipanti. Mancano semplicemente le basi per una valuta comune e la volontà di affrontare le conseguenze delle sue alterazioni, quale il trasferimento dei pagamenti ai paesi in perdita e i bond comuni, è praticamente inesistente.

Com’era prevedibile, la Grecia ha perso tutta la sua competitività, mentre la Germania ne ha tratto grande vantaggio. Questo tipo di sbilanciamento è spesso presente all’interno dei vari stati, in cui alcune aree sono più ricche, mentre altre hanno problemi gravi. Ma all’interno di uno stesso stato, il movimento della forza lavoro da un’area debole con poco lavoro ad una in espansione con maggiori opportunità è molto più semplice – e la volontà di sostenere le aree più povere dipende solo da quella nazione.

Solidarietà e flessibilità nazionale non esistono tra i paesi membri dell’Eurozona e non possiamo aspettarcela. Anche nei periodi migliori, e figuriamoci in quelli di crisi, la responsabilità principale di un governo deve essere nei confronti dei cittadini e non verso paesi lontani visti dai propri connazionali come spendaccioni irresponsabili. Pertanto, storicamente l’unica via d’uscita per i paesi poco competitivi è stata la svalutazione esterna, che è estremamente importante per riportare l’equilibrio di tanto in tanto. La svalutazione competitiva è sempre stata dichiarata sleale ed egoista dai politici, ma in realtà, insieme alla rivalutazione, fa parte della normalità per la maggior parte delle valute principali ed è utile per il mercato. Rimuovendo questa possibilità, l’unica opzione per i membri dell’Eurozona è una svalutazione interna, una strategia politicamente impossibile e dolorosa oltre il necessario per la popolazione colpita.

L’esempio più recente di questa impossibilità è l’Italia. La commissione europea ha promosso ripetutamente l’idea che il governo tecnico di Mario Monti fosse rispettato e accettato dagli italiani. Ma la prima volta in cui Monti è stato esposto al giudizio pubblico, è stato distrutto. E ora, sia Beppe Grillo che Silvio Berlusconi continuano a dichiarare che l’unica soluzione per l’Italia è abbandonare l’Euro. Hanno ragione.

Ovviamente, la situazione è la stessa per la Grecia, ma anche per la Spagna e, infine, qualunque altro paese che sviluppi meno competitività rispetto alla Germania. Francia compresa, è solo una questione di tempo.

Ma per quanto tempo questo processo può trascinarsi avanti, anche se un risultato finale negativo è garantito? È difficile. Ovviamente, un capitale politico immenso è stato investito nel progetto Euro e un fallimento sarebbe molto imbarazzante per paesi e politici leader. Quindi, mi aspetto che l’Euro sia mantenuto vivo finché sarà possibile.

L’unica possibilità di bloccare questa follia sarebbe una protesta di massa degli elettori – e questo è esattamente quello che stiamo iniziando a vedere. In Italia, un rifiuto della persona nominata dall’UE e un parlamento ingestibile. In UK, la crescita del partito indipendentista che sta per diventare nazionale e, credo, a breve anche in Germania, dove il malcontento e la diffidenza nei confronti dei partner europei sta crescendo. E, di certo, quando un giorno i cittadini tedeschi si rifiuteranno di pagare altre tasse (nonostante i vantaggi che la Germania ha avuto nell’essere l’unico paese forte dell’Eurozona) l’Euro finirà, almeno nel suo formato attuale.

La fine potrebbe essere un addio dei paesi Club Med, una rottura totale, potrebbe esserci un’Eurozona a due o tre velocità, oppure la Germania potrebbe lasciare la scena, portando ad una delle situazioni precedenti.

Ma, nel frattempo, sperimenteremo delle riparazioni di breve periodo, presentate come conquiste e soluzioni grandiose, che provocheranno danni ulteriori per la validità monetaria dell’Eurozona e momenti di stallo quando si tornerà alla realtà. La debolezza attuale non è dovuta a Berlusconi. È dovuta al fatto che la realtà è stata oscurata per alcuni mesi, per essere rivelata nuovamente solo quando gli elettori (o i mercati) avevano la possibilità di reagire. In realtà, credo che dovremmo essere grati perché l’effetto Berlusconi ha messo in evidenza le difficoltà – prima torneremo in contatto con la realtà e meglio sarà. Alla fine l’Euro dovrà finire e sarà meglio utilizzare tutti i soldi spesi per le politiche di “extend-and-pretend” per un’eliminazione organizzata, ben strutturata e attenta della valuta. Ma, con ogni probabilità, la fine non sarà ben strutturata, ma un processo caotico e distruttivo.

Come potrà tale disastro incidere sui vostri investimenti? Sarà una situazione veramente molto difficile. Porterà anche una riduzione della libertà personale e finanziaria in Europa, perché verranno messe in atto misure irrazionali per cercare di evitare l’inevitabile. Quindi, state molto attenti a fidarvi di depositi o schemi pensionistici dei governi che possano in qualche modo bloccare il vostro denaro. Le regole verranno molto probabilmente modificate a vostro svantaggio una volta finite le opzioni finanziarie per i governi europei.Attenzione ai titoli di stato: avranno un netto calo dal punto di vista del valore e probabilmente saranno ristrutturati in gran parte dell’Eurozona. Pagherete tasse ancora più alte. E dovranno essere trovati dei capri espiatori, quindi aspettatevi che altre banche affondino e che si diffonda odio verso i mercati finanziari.

Sfortunatamente, il futuro sembra non essere in Europa. Almeno non nel breve periodo. Ma sono fiducioso che ci stiamo rendendo conto di quanto sia difficile la situazione. Capire la realtà è il primo passo per accettarla e affrontarla in modo razionale. I cittadini europei non credono più alla propaganda di Bruxelles e questo forse è un buon segno, c’è ancora una speranza.

Ma di certo, se anche la situazione dovesse migliorare, continueremmo ad avere un sistema di welfare eccessivo e società con diritti immorali. Non è facile essere europei in questo periodo.