Libia Gheddafi, i retroscena prima della ribellione

Giugno 1942, Sirte, città portuale libica, all’epoca parte della provincia italiana di Misurata, nasce Muammar Gheddafi, l’uomo politico la cui posizione è quella di massima autorità della Libia. Prima di questa rivoluzione, quella che passa distrattamente a frammenti, sugli schermi delle nostre casa, c’è stata un’altra rivoluzione ancora, di cui lui si diceva il capo.

 

In passato Gheddafi fu la guida ideologica del colpo di stato che il primo settembre 1969 portò alla caduta della monarchia del re Idris. Ma al regime monarchi ne seguì uno ben peggiore. Di fatto nel paese che è andato a guidare negli anni, vige un regime dittatoriale:Gheddafi ha goduto e gode di poteri assoluti. Negli anni della sua nascita l’Africa del nord è a suo malgrado teatro degli eventi bellici mondiali. Figlio di beduini analfabeti, il futuro colonnello, cresce ai bordi del deserto dove pascola capre e cammelli. Come tutti i maschi delle stesse condizioni sociali ha però il diritto di essere iniziato alla dottrina dell’Islam, impara così a leggere e a scrivere con un unico libro di testo: il Corano. Nella Libia del 1948 il recente passato bellico è ancora vivo. Il piccolo Gheddafi e due cuginetti sono investiti dallo scoppio accidentale di una granata inesplosa mentre giocano tra le dune. L’ordigno uccide i due cugini e ferisce ad un braccio Muammar provocandogli una profonda cicatrice. Fedele alla dottrina impartita, frequenta la scuola coranica fino al 1961.

Si trasferisce a Bengasi, città del golfo della Sirte, dove si iscrive all’Accademia Militare. Provetto cadetto, nel 1968, frequenta un corso di specializzazione a Beaconsfield, cittadina inglese a circa quarantacinque chilometri da Londra. Termina l’addestramento militare nel 1969: Gheddafi ha ventisette anni e il grado di capitano e la Libiauna monarchia corrotta, asservita agli occidentali. Il governo di re Idris I stenta a lasciarsi alle spalle il passato colonialista, fatto di servilismi e disfacimento. Nell’agosto 1969, approfittando dell’assenza dei regnanti, impegnati in un viaggio all’estero, guida, con l’appoggio di parte dell’esercito a lui solidale, un colpo di stato militare volta a ribaltare la situazione governativa. La manovra ha successo, e la Libiaè una “Repubblica Araba Libera e Democratica”. Il governo è retto da dodici militari devoti alla causa panaraba di stampo nesseriano, che formano dal Consiglio del Comando della Rivoluzione. A capo del Consiglio c’è Muammar che ha il titolo di Colonnello. Gli stati esteri riconoscono la nuova Libia e le risorse di petrolio sono d’aiuto. La “Sharia” derivata dai concetti della Sunna e del Corano proibisce l’uso delle bevande alcoliche, che vengono quindi bandite in tutto il territorio, con la conseguente chiusura “forzata” dei locali notturni e delle sale da gioco. La politica nazionalista estirpa poi qualsiasi riferimento straniero dalla vita quotidiana delle persone a partire dalle insegne dei negozi che devono essere tutto in caratteri arabi. L’insegnamento di una lingua straniera è bandita nelle scuole. Le comunità estere residenti nel paese, tra cui quella italiana che è numerosissima, sono progressivamente espulse; i beni sono confiscati in nome di una rivalsa contro “i popoli oppressori”.

Nel febbraio 2011 la rivoluzione araba colpiscela Libia portando a sanguinosi scontri e ad oltre mille morti. Le violenze perpetrate dal raìs contro la popolazione rivoltosa libica impiegano l’utilizzo di forze mercenarie africane provenienti dal Niger e altri stati limitrofi. Nel mese di marzo una risoluzione ONU autorizza la comunità europea a intervenire con mezzi militari per garantire l’incolumità dei cittadini libici e di fatto evitare una guerra civile. Oggi i tornado della Raf bombardano con missili di precisione il bunker del Colonnello a Sirte, dove presumibilmente si nasconde, mentre i ribelli libici si preparano all’attacco finale. L’alba di una nuova rivoluzione.