L’industria del lusso non conosce la parola crisi

ARMANI GIORGIO

Il lusso continua ad essere una locomotiva incurante della crisi. L’industria dell’alto di gamma rappresenta il 3 per cento del Prodotto interno lordo europeo pari al 70 per cento dei beni di lusso nel globo, che a valore rappresenta un mercato da 440 miliardi di euro. Di qui la crescente importanza che abiti, borse, scarpe continuano ad avere sull’occupazione (danno lavoro a 1 milione di persone con un indotto di altri 500.000 persone), sia sulle esportazioni (il 10 per cento del totale), dato che 3/5 di quello che viene realizzato in Francia e Italia e poi viene venduto il tutto il globo.
Il lusso che oggi nel mondo è un business da 629 miliardi di euro, è destinato a crescere sempre più e ad assumere un ruolo ancor più determinante nel Vecchio Continente: a livello UE le attese sono di una crescita tra il 7 e il 9 per cento quest’anno. Nel 2020, secondo le proiezioni, l’industria del lusso dovrebbe raddoppiare, arrivando a un fatturato da 900 miliardi di euro l’anno, e impiegando 2,2 milioni di persone.
Dice il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani: «I grandi marchi europei non solo rappresentano il 70 per cento del mercato mondiale del lusso ma sono anche un volano per il turismo. Lo studio conferma che il settore culturale e creativo di alto di gamma è una bandiera dell’industria europea. Per questo definire le condizioni quadro per assicurare la sua competitività è di cruciale importanza».
Tra i principali punti di forza del settore, c’è poi il radicamento sul territorio. Afferma Armando Branchini, presidente della Eccia: «Il 98 per cento delle produzioni è fatto in Europa. Per produrre l’alto di gamma non interessa il lavoro a basso costo. Il successo è nelle mani, negli artigiani che sanno produrre oggetti di qualità unica».